Alcune poesie di Emily Brontë
traduzione italiana di Ginevra Bompiani, Einaudi ,1971)
I am the only being whose doom
Io sono l'unica sul cui destino
Non un labbro s'interroga, né uno sguardo si vela;
da che son nata non ho svegliato
un pensiero dolente, un sorriso di gioia.
In segreta ebbrezza, in gemiti segreti,
questa vita mutevole è trascorsa,
così deserta dopo diciott'anni,
com'era sola nel giorno natale.
Vi furon tempi che non so tacere,
vi furon tempi che ciò mi fu amaro,
quando l'anima lasciò la sua arroganza
per sospirare chi mi amasse qui.
Ma questo fu nel primo avvampare
Di sentimenti che il dolore estinse;
e sono spenti ormai da tanto tempo,
che ora quasi non credo che sian stati.
Prima svanì la giovane speranza,
poi scolorò la fantasia iridata,
e l'esperienza m'insegnò che il vero
negli animi mortali non germoglia.
Era già duro che la natura umana
Sapessi vuota, serva e menzognera;
ma più duro ancora fidare nel mio spirito
e trovarvi la stessa corruzione.
17 maggio 1837
I'll come when thou art saddest
Verrò quando sarai più triste,
steso nell'ombra che sale alla tua stanza;
quando il giorno demente ha perso il suo tripudio,
e il sorriso di gioia è ormai bandito
dalla malinconia pungente della notte.
Verrò quando la verità del cuore
Dominerà intera, non obliqua,
ed il mio influsso si di te stendendosi,
farà acuta la pena, freddo il piacere,
e la tua anima porterà lontano.
Ascolta, è proprio l'ora,
l'ora tremenda per te:
non senti rullarti nell'anima
uno scroscio di strane emozioni,
messaggere di un comando più austero,
araldi di me?
novembre 1837
Non un'anima vile è la mia
Nella traduzione di E. Passannanti e Serafina Bartoli:
Non un'anima vile è la mia
Non un'anima pavida nel cielo burrascoso del mondo
Vedo splendere le gioie del Paradiso
E la Fede s'erge fermaa sostenermi contro la Paura
Oh, Dio dentro il mio petto
Onnipotente onnipresente Divinità
Vita, che in me trovi dimora
Come io trovo forza in Te, Vita Immortale
Vane sono le migliaia di fedi
Che muovono i cuori umani, indicibilmente vane,
Incapaci, come malerba avvizzita
Ocome oziosa spuma sul mare sconfinato,
A risvegliare il dubbio in colui
Che si regge saldamente alla tua immensità
Ancorato con vera sicurezza
Al solido scoglio dell'Immortalità
Come avvolgente amore
Il tuo spirito anima gli anni eterni
Li pervade e li protegge,
Li muta, li sostiene, li disfa, li crea, li eleva.
Anche se Terra e Luna dovessero scomparire
E i soli e gli universi cessare di esistere
E tu solo restassi
Ogni esistenza esisterebbe in te
Non c'è spazio per la Morte
Né atomo che renda vano il suo potere
Poiché tu sei Essere e Respiro
E ciò che tu sei mai potrà venire distrutto.
Stanze (Stanzas)
Spesso ammonita,
eppure sempre ritorno
A quelle prime emozioni dell'infanzia,
Laciando l'affannosa cacciadi sapere e ricchezza
Per più pigri, irrealizzabili sogni:
Oggi eviterò l'ombrosa regione
La cui insostenibile vastità mi opprime;
Le visioni insorgono a legioni
Recando l'irreale a una strana prossimità.
Camminerò, ma non sulle antiche eroiche
tracce,
Né attraverso sentieri di nobile condotta,
O tra sembianze appena distinguibili,
Nebulose sagome di una storia remota.
Andrò dove la mia natura mi conduce;
E mi annoia scegliere altra guida:
Dove le greggi brucanole felci tra le gole
E il vento soffia selvaggiamente sui declivi.
Cos'hanno da svelare di tanto grande questi
monti?
Più gloria e più dolore di quanto io sappia dire:
La terra che desta il cuore all'emozione
Può concentrare in sé Cielo e Inferno.