David Herbert Lawrence
David Herbert Lawrence, nasce nel 1885 a Eastwood, piccola cittadina del Nottinghamshire. Figlio di un minatore e di una ex maestra, alla morte del fratello maggiore, divenne il centro emotivo della vita della madre, che riversò su di lui un amore troppo esigente e possessivo (sarà questo uno dei temi del romanzo Figli e amanti, Sons and lovers, 1913, una delle sue opere più famose). Frequentò il Nottingham University College, dove si abilitò all'insegnamento. Fece quindi l'insegnante, ma presto si dedicò interamente alla letteratura. Nel 1914 sposò la tedesca Frieda von Richtofe. Tranne un breve periodo in Inghilterra durante la prima guerra mondiale, Lawrence passò praticamente il resto della sua vita viaggiando per il mondo, dalla Germania all'Italia, all'Australia al Nuovo Messico, alla ricerca di un clima in cui riabilitare i suoi polmoni (gli era stata diagnosticata la tubercolosi). Incessante, nonostante i frequenti spostamenti l'attività letteraria. Il suo romanzo più celebre destinato a suscitare grande scalpore: L' amante di Lady Chatterley (1928). Scrisse anche numerosi racconti, alcuni di forte intensità. Di rilievo anche gli scritti poetici da lui intesi come manifestazione integrale dell'anima, della mente e del corpo. Muore di tubercolosi nel 1930 all’età di 44 anni.
La fine
Se avessi potuto tenerti nel mio cuore,
se solo avessi potuto in me avvolgerti,
quanto sarei stato felice!
Ma ora la carta della memoria davanti
una volta ancora mi srotola il corso
del nostro viaggio sin qui, qui dove ci separiamo.
E dire che tu non sei mai, mai stata
una qualche tua realtà, amor mio,
e mai alcuna delle tue varie facce ho visto!
Eppure esse mi vengono e vanno davanti,
e io forte piango in quei momenti.
Oh, mio amore, come stanotte fremo per te,
pur senza più speranza alcuna
di alleviar la sofferenza o ricompensarti
per tutta una vita di desiderio e disperazione.
Riconosco che una parte di me è morta stanotte.
Turbato da un sogno
È la luna quella
alla finestra, tanto grande e rossa?
Nella stanza nessuno?
Nessuno vicino al letto?
Ascolta; palpitano
i suoi passi giù per le scale
...o ai vetri è un battito d'ali?
Lei un momento fa
sulla bocca mi baciava calda:
calda come la luna nel sud
quando splende rossa,
la luna che da abissi lontani
segnò quei due baci.
E la luna ora va
rannuvolandosi, ha frainteso!
Così giù nel mio sangue lenti
affondano i miei baci, presto
restando sommersi.
Gioventù vergine
Di quando in quando
tutto m'ansima il corpo
e la vita mi appare negli occhi,
tra essi vibrando e la bocca
giù selvatica discende per le membra
lasciando gli occhi miei svuotati tumultuanti
e il petto mio quieto colma d'un fremito e un calore;
e giù per le snelle ondulazioni sottostanti
che onde diventan pesanti, di passione gonfie
e il ventre mio placido e sonnolento
all'istante ribelle si desta bramoso,
eccitato sforzandosi e attento,
mentre le tenere braccia abbandonate
con forza selvaggia s'incrociano
a stringere - quel che non hanno stretto mai.
E tutto io vibro, tremo e ancora tremo
finché la strana potenza che il corpo mi scuoteva
non svanisce e nobile non risorge l'ininterrotto fluire della vita
nella durezza implacabile dei miei occhi,
non risorge dalla bellezza solitaria del corpo mio
esausto e insoddisfatto.
Ragazzina
L'amore ha fatto scoppiare il suo ermetico cuore
come nei campi un'ape, nera e ambra,
rompe il bozzolo invernale, per arrampicarsi
sull'erba intiepidita dai novelli raggi di sole.
Di malizia albeggiano i suoi occhi ora
e sull'iride colorata è un luccichio
simile a quello sull'ali ripiegate
dell'ape, prima del volo.
Chi, con un soffio conturbante, preciso,
ha aperto le ali del giovane spirito timido?
Chi ha eccitato l'animo a un inesperto volo
nei suoi occhi di giovane ape incerta?
Grave rende l'amore la sua voce;
il ronzio delle sue ali esitanti, pesanti,
fa tremare di consapevolezza le cose comuni
che dice, e le sue parole rallegrano.
Sobborghi in una giornata nebbiosa
O case dalla rigida forma che mai cambia,
con quale panno da illusionista foste coperte e scoperte
per mostrarvi poi così trasfigurate, diverse
del tutto, scomparsa la vostra sostanza,
quasi annullata la vostra minaccia?
Tanto rigide figure, così severamente immobili
in vuoti blocchi e cubi deformati, ammassate
con inutile e nulla profusione, come è accaduto?
Ora, in quale forte acqua-regia siete immerse
tanto da perdere la vostra materia di mattone
e come un presentimento oscillare, sbiadendo vaghe
e vinte, svanire, lasciando
di voi solo la traccia più pura possibile?
Bambina che corre a piedi nudi
Quando i piedi bianchi d'una bambina van pestando l'erba,
i piccoli piedi bianchi svolazzano, come bianchi fiori al vento;
volteggiano e corrono come sbuffi di vento
sull'acqua dove son rade le erbacce.
E la vista nell'erba del loro bianco che gioca
è piacevole come il canto d'un pettirosso, così tremulo,
o come due farfalle posatesi su una coppa di vetro
per un attimo, con piccoli morbidi colpi d'ali.
Vorrei girasse verso di me da questa parte la bambina
correndo come un'ombra di vento su uno stagno, così potrebbe
stare coi due bianchi piedini nudi sulle mie ginocchia,
piedini che potrei sentire fra le mani,
freschi come bocciuoli di siringa nelle ore del mattino
o saldi come giovani peonie di seta.
Consapevole
Lentamente la luna sorge dalla rosea nebbia
spogliandosi della sua veste dorata, e così
emerge, bianca e raffinata; allora stupito
io vedo in cielo, davanti, una donna che non sapevo
di amare, ma ella va, e la sua bellezza mi ferisce al cuore;
la seguo via nella notte, pregandola di non lasciarmi.
Un fiore bianco
Una luna minuscola, piccola e bianca come un unico fiore di gelsomino
tutta sola pende sopra la mia finestra, dal pergolato invernale della notte,
liquida come un fiore di tiglio, leggera come acqua lucente o pioggia,
brilla, primo immacolato amore vano della mia gioventù, senza passione.
Ritorno
Ora sono tornato da te che hai desiderato tanto
la mia venuta; perché non mi guardi?
Perché il tuo viso brucia contro di me? Come ho ispirato
una rabbia tale da serrarti insolitamente le labbra?
Eccomi seduto adesso mentre tu frantumi la musica
sotto il tuo archetto, poiché rotta è doloroso l'udirla.
Smetti quindi di suonare! L'angoscia dell'assenza solo lascia
pungente freddezza quando avvicinarmi vorrei?
Previsione
Pazienza, piccolo Amore!
Una donna dal petto pesante, calda come giugno entrerà
un giorno e chiuderà la porta, per restare.
E quando l'animo tuo, oppresso, avrebbe reclamato
una fresca notte solitaria, il suo petto la notte coprirà
pendente nella stanza tua come una coppia di gigli tigrati,
che i loro petali oro-pallido schiudono con ferma intenzione
e soffocano le tenebre blu con acre profumo, fiaccando
il tuo corpo con la spinta dei suoi capezzoli, finché
freschezza bramerai con una forte sete.
E ti ricorderai allora, con desiderio vero
per la prima volta, quel che ero per te.
Così profondamente sogna un narciso selvatico
e ti attende attraverso l'oscurità
fredda ed azzurra, brillando allegramente
ai tuoi piedi come piccola luce.
Pazienza, piccolo Amore! Negli anni a venire
io sarò dolce per te, nella memoria.
Senza pace
Ti darò tutte le mie chiavi
e la mia castellana sarai tu,
potrai entrare quando vuoi
e quando vorrai te ne riandrai.
Quando ti sento tintinnare
per ogni stanza dell'anima mia,
seduto io rido a te chiusa
nel tuo ruolo di donna di casa!
Gelosa del più piccolo angolo,
per la cosa più umile irritata:
allora, ansiosa amante indiscreta,
sei soddisfatta di quel ch'è in dispensa?
Hai palpato tutti i miei tesori;
non hai forse maneggiato con curiosità infinita
palmo a palmo ogni strumento
del mio maschile meccanismo?
Sopra ogni singola bellezza
hai avuto la tua piccola estasi,
e come era tuo dovere hai ucciso
tutti i topi del peccato che potevi catturare.
Ma soddisfatta ancora non sei!
D'un languido rimprovero tremi!
Mi accusi di tenere da parte
segreti che non puoi estorcermi.
Può essere di sì, può essere di no;
forse vi sono segreti luoghi,
sotterranei barbarici altari,
e altrove sale di grandi vergogne.
Può essere di sì, può essere di no,
puoi credere come ti pare
dal momento che sei tanto avida
di sapere tutto, signorina Ansiosa.
Freddezza in amore
Quel pomeriggio, ricordi?
il mare e il cielo divennero grigi, come fosse calata
sul pavimento del mondo a fiocchi la polvere: il festone
del cielo come una ragnatela s'abbassò polveroso
e il freddo frenò il mare, finché cessò la sua cantilena.
Un odore rivoltante dalla spiaggia annerita saliva
per le fradice erbacce sudice, così indietreggiai
dall'umido e dal freddo respinto: sugli scogli
scivolosi tu andavi saltellando tutto il tempo, lanciandomi
parole vibranti d'un suono leggero, di rame.
E per tutto il giorno, quel freddo umido e antico
mi rese insensibile, finché le grigie dune non si intorpidirono nel sonno.
Allora desiderai ardentemente te e che mi avvolgesse d'amore
il tuo mantello, portandomi via dal corpo il freddo profondo
ch'era sceso sull'animo mio, aggrappandovisi.
Ma per tutta la sera tu fosti fredda verso di me
e restai paralizzato con un'amara angoscia mortale,
finché i vecchi giorni mi riportarono indietro nelle loro pieghe
e s'affollarono in me vaghe speranze, riscaldandomi con la loro compagnia
e mi chiusero attorno le memorie, allettandomi al sonno.
Dormii finché l'alba soffiò come polvere dalla finestra
sfilacciata polvere umida e fredda smossa dalla superficie
non spazzata del mare; una pallida grigia luce quale muffa
si fissava sul mio viso e le mani, sembrando quasi
nascervi: muffa pallida su una crosta fiorita.
Con un terribile bisogno di te, mi alzai spaventato.
Infatti pensavo tu fossi calda come uno zampillo improvviso di sangue
e credevo di potermi tuffare nel tuo ardore vivente, libero
allora dalla muffa e dal freddo. Con la mano sul saliscendi
ti sentivo addormentata parlarmi stranamente.
Ma non osavo introdurmi, sentendomi sgomento all'improvviso.
Me ne andai a lavare nel mare la mia carne sorda
tornandone pulito e fremente, ma debole per il freddo
e sfinito, come la conchiglia della luna; sembra strano allora
che il mio amore possa risorgere al caldo, senza timore.
Canzone d'amore
Non respingermi se ti dico
che scordo il suono della tua voce,
che i tuoi occhi dimentico, felici mentre indagano
traverso il tempo per scorgere il nostro matrimonio.
Ma quando sbocciano i fiori di melo
sotto la luna dalle dita pallide,
sul mio petto vedo il tuo chiaro volto
e i miei obblighi cancello, fingendomi malato.
Allora sulla mia camera chiudo
le imposte a nascondere il giardino, dove lieta
è la luna per i fiori aperti, che la seducono
con la loro bellezza, chiedendo d'esser ricambiati.
E a te levo le braccia dolenti
e il mio petto avido angosciato sollevo
e lacrimo davvero tormentandomi per te,
e alle porte del sonno mi slancio, per riposare.
Tutta l'ansiosa notte m'agito per te,
sognando che sottomessa la tua bocca si porga alla mia,
sento trasportarmi dal tuo petto vigoroso
in un sonno che nessun dubbio o sogno può insidiare.
Malattia
Lentamente davanti m'ondeggiano, tese nel buio
le mani che invisibili esplorano il silenzio,
caute, portandosi dietro la scorza del corpo.
Le dita incontrano solo la lanugine della notte
che invisibile il viso m'inganna e gli occhi. Cosa accadrebbe
se le mani nel loro vagare toccassero la porta?
Cosa, se d'improvviso inciampando, l'aprissi
e un'immensa alba grigia vorticasse ai miei piedi,
prima ch'io possa indietro tirarmi?
Cosa se involontariamente la porta spalancassi dell'eternità
e spazzato fossi via in un'orribile aurora,
se sparissi nel gorgo dell'aldilà eterno?
Prendimi le mani, amore mio, e stringile al petto.
Distoglile dalla loro avventura, prima che il destino
loro strappi ogni senso.