Poesie
Pantarei
Visioni
diverse abitano questo cielo
il gigante del Tempo
comprende e và
mentre il cuore degli uomini
viene spaccato dalle stesse mani
di chi un tempo ha peccato
E rimane solo una voglia di pioggia.
Un cuore con le orecchie
Il
tempo passa e
pensieri scorrono
nelle acque del mio fiume.
Giovani incontri di cuori
e anime mai toccate
scuotono la pelle.
Non ti ho guardato negli occhi
non ti ho toccato
e ancora mi dai brividi.
Cerco rifugio in un luogo
caldo, sicuro:la
mia anima
Fuori…
è troppo grande e fa paura
ma dicono che si deve vivere...
Vorrei urlare, ma nessuno lì
ascolta con il cuore
usano solo le orecchie e
da quelle parti le emozioni
non passano…
Esito
Suono
di armonica, voce roca
pensieri di bosco di un tempo senza ore
quando ancora i colori erano veri e i dolori
giovani
e poi il silenzio e il caldo di un’estate che non
arriva.
Fili interrotti attendono una vita sconosciuta
La pioggia ha perso i suoi colori, adesso è solo
pioggia!
Sono rimasta ad attendere una parola
Aspetto.
La voce precipita dentro una spirale
non-suono
Non voglio ascoltare questa fine
Perduta nell’attesa e non voler sapere.
Limbo come paradiso
Tempo infernale che non passa
Forse sarà Neve.
....Perché il Tempo non ha carezze.....
Tempo...
matassa di ricordi
attesa del nulla.
Risuonano lontano
i passi del mio Tempo.
E’ ora di fermarsi
di capire, di prender fiato
e poi di ricominciare
il viaggio
senza chiedersi più
quanto durerà
perché il Tempo
non ha carezze
è solo tempo che passa
e non ti vede.
Strani sogni
Deserto
vuoto, silenzioso, acqua che scorre su fragili corpi
Sussurri imbevuti di ricordi…di ore notturne in
attesa di una voce.
Tempesta: vento del deserto, sabbia dentro me
immobile.
Per chi scriverò?
Piccole scatole parlanti sputano orrori ormai
dimenticati
Come una pietra imprigionata nel silenzio resta lì
e non chiede
quale amore l’ha raccolta, lavata…e poi
dimenticata fra tante.
C’è silenzio, l’acqua scorre.
Resto ferma con sguardo straniero e un cuore
selvaggio
ascolto il canto delle rose, ma ne ho dimenticato
le parole.
Una strada cambia al passaggio di un uomo e la sua
ombra
si trasforma come il Tempo.
Mi fermo, ma la strada continua a muoversi
L’ombra insegue i passi senza meta dettati dal
nulla
e scivolando su pensieri risorti, a poco a poco
mi perdo!
Una di queste notti lungo il fiume...
Dicevano
che era tempo
il grano sarebbe stato tagliato.
Dicevano che la luna sarebbe
caduta sulla montagna quella notte.
Le piazze urlavano prive di rimpianti.
Peccati nascosti nel letto del fiume
scivolavano nel buio delle lanterne spente.
Dicevano che sarebbe morta,
aspettavano il suo richiamo
ma non fu così…
Guardò la sua gonna a fiori, le sue mani...
inventò un sorriso e andò via
Un segreto nell’anima
Dietro
montagne blu il sole
scivola lentamente l’ombra dell’inverno.
Non c’è la città, cammino per le strade
penso a domani, come ieri.
Manifesti strappati… brandelli di parole
macchina ferme, semafori spenti
una bottiglia lasciata cadere
rompe il silenzio di questa notte
pezzi di vetro si conficcano nella pelle:
dolore non ancora dimenticato.
Tiro una linea con un gesso
su un muro senza fermarmi
per lasciare una traccia
ma la polvere bianca vola via
anche la luna sta scomparendo.
Un cane abbaia, ossessione
ritornello senza tregua
come chiodo che penetra nell’anima.
Conosco la polvere che è sotto le mie scarpe
a volte mi si ficca negli occhi…
ma da queste parti il cielo è nero.
Passa la notte e lascia la sua ombra
e continuo a camminare
con un segreto nell’anima.
Settembre
Ultimo
giorno d'estate
luce calda del tramonto
incontro di gabbiani
ombrelloni colorati
bambini, aquiloni nel vento.
Settembre
pescatori escono per mare
all'imbrunire aspettando
il passaggio dei tonni.
Notti senza luna
spettacolo incantevole
una città fantasma
si riflette sull'acqua
sono loro, i pescatori
con le lampare
intenti a sfidare un mare
nero come la notte
e tornare poi
alle prime luci dell'alba
con barche cariche di pesce
e le menti di sogni.
Nuvole in cielo
giocano con il vento
forme di uccelli, castelli
isole lontane.
Ultimo giorno d'estate
e tu non ci sei...
Attesa
Il
dolore iniziale fu lacerante
poi d’improvviso non ho sentito più nulla.
Il mio corpo, la mente erano come in trance.
Non potevo credere che fosse vero.
Lentamente il mio cuore
stava cessando di battere.
Non aveva senso, niente aveva più senso
stavo perdendo la mia stella
il mio soffio di vita
il sussurro del vento.
E un pianto nascosto non bastava
a placare il dolore, ferita segreta
e non avevo voce, non avevo sorrisi
e non era un gioco, era la vita
che stava andando via.
ed io, prigioniera
ho desiderato di annullarmi
di non avere un cuore… occhi… mani
di non provare emozioni…
La notte era nemica
e mi raccontava del buio
e il battito del cuore
era sempre più assordante
come un martello risuonava in testa
e mi ricordava che io
ero ancora viva…
Ho pensato che i colori
non avevano più colore
che la notte era troppo
lunga e silenziosa
che la vita fosse altrove
forse in una macchina
in uno sguardo che ormai avevo perso…
Poi una sera accadde qualcosa:
fiocchi di neve silenziosamente
giocavano con il vento
e diventavano suono
una melodia…una voce…
Il treno aveva lasciato la stazione
ed io…
ero seduta accanto al finestrino…
Come una cascata di pietre bianche
Trasformazioni
lente
creano solitudini e risposte
che non si vogliono ascoltare.
Pensieri rincorrono parole nascoste
e restano alla soglia di occhi silenziosi.
Alberi spezzati si riflettono dentro uno stagno
senza un domani.
Voci penetrano nel corpo
come un suono di tamburi
senza una notte da raccontare
come cascata di pietre bianche
che non fanno rumore al loro cadere
Sacra allucinazione in una notte messicana
C’è
una terra dove
volano gli uccelli
una terra lontana…
ricordo la sua polvere
il caldo, la gola secca.
Andavo avanti inseguendo
la grande ombra sacra.
Cercavo la strada ma
incontravo solo note musicali.
Allora un pendolo con il suo tempo
disse di andare per la strada
delle pietre.
Rumori di parole, ma i violini
gridavano più forte.
Il fantasma era partito
con il suo cappello da cowboy
vide un tramonto
forse aveva trovato
la caverna delle stelle.
Di notte
in compagnia delle volpi
e con occhi da mercante
nel grande bosco…
l’ombra sacra.
La notte non lasciava che ombre
Autunno,
nell’aria odore d’umidità
nuvole basse, oscure, minacciose.
L’alba era lontana
la notte non lasciava che ombre.
Tutto era attesa, e nell’attesa
il vento…
Stanotte, come allora ombre si ripetono
e non hanno colore
voci sussurrate diventano pietre
che rotolano addosso.
Sono sospesa fra paura e dolore
fra il ricordo e il desiderio.
Ricordi
Apro
un cassetto
vecchie cose sparse
Un battito d’ali
divento farfalla
e mi perdo nei ricordi.
In un angolo
oggetti dimenticati
frammenti di un tempo
li accarezzo e prendono vita.
Una pietra, vecchie fotografie
una matita, una chiave
Fragranze di cose perdute
di momenti vissuti
di viaggi, di scelte, di addii
Scorre veloce il tempo
sulle cose dimenticate
poi un giorno
apro un cassetto e
i ricordi tornano a respirare.
Sono odori penetranti, dolci
e sembra l’odore stesso
della vita
e tutto è come allora.
No, non ho perso i miei ricordi
apro un cassetto e
vecchi sogni mi riscaldano
come una morbida coperta.
La solitudine e la sua anima
Non
ho più un’anima
qualcuno l’ha fatta a pezzi
calpestata ferita uccisa.
L’ombra continua a seguirmi
muta e oscura.
Silenzio di un’anima tremula.
Antica Signora,
odiata e applaudita
il tuo sguardo suscita gelo
e desiderio di possederti
mangiarti ucciderti amarti
essere tua…
Tu,
dolce Signora da troppo tempo
sognata, maledetta, inseguita.
Mi lascio travolgere
dai tuoi tentacoli di acciaio
e riesco a sentirne il dolore.
Ascoltando Alexander Skrjabin Preludio opera 13, n. 16
Come
può essere quando sei a terra
non riesci a parlare, e le pietre cadono
come pioggia e il cuore diventa uno scudo
e chilometri di garze scivolano dalle montagne
e tutto è silenzio.
Un albero, la sua chioma incendiata urla e geme
ma non ascolta il grido dell’elefante sacro.
Brividi fanno guerra ad un passato di sole e acqua
al verde che era, al suono di campanelli e argilla
ma non conoscono l’effetto della spugna che
tutto lava, e si ricomincia ad aver paura
di un trillo, di una mosca, di un alito di vento
che viene dal nord
e…………
Come…………?
Non andare via...
Non
andare via,
non andare via
continuavo ad urlare nella mente
in silenzio.
Resta ancora un po’ con me
piano, dolcemente
lasciati amare
ancora una notte,
anima fragile.
Aiutami a non cadere,
il filo non si spezza,
ma io sento
un coltello conficcato nella schiena.
Una lunga strada ha portato via
i miei sogni di bambina.
Dove sono le chitarre?
sono solo corde spezzate.
Come ci si sente
a non avere più nulla?
Sono tutti fantasmi
ed io, unica superstite
di un sogno svanito
tanti anni fa.
E quando arriverà la luna nuova
riuscirò mai a svegliarmi?
Ho preso un acido e...
Una
crepa
una lacrima
uno sguardo.
Cercando l’infinito
ci si fa del male
ma questa ricerca
disperata
non finisce.
In viaggio
attraverso una porta
un giorno per caso.
Viene la notte
e ombre giganti
sono gli alberi
e fanno paura.
Melodia del vento
tra le foglie:
rumore assordante.
Quasi rassegnata…
ecco un bagliore
una lucciola
ma quella speranza
dura un battito d’ali.
ho paura.
Ho una maschera capovolta sul comodino, a volte la indosso…
Come posso parlare a te,
dolce incontro inaspettato,
se neanche io so più chi sono?
Come posso svelarti il mio nome
se non conosco più il mio volto?
Sono un’anima persa
che si aggira per il mondo,
carica di maschere
per ogni occasione.
…………………..
Attraverso i miei occhi velati
Vedo un’ombra e la tua assenza.
Ma nel fondo nero del tuo sguardo
Nessuna foglia danzava.........
E mi chiedo se hai mai paura…
Sto
aspettando che giunga di nuovo
la Luna
ma ora perché mai non la vedo?
Vorrei soltanto cercare di attendere con pazienza
il tempo in cui ogni cosa naturalmente si spiega
senza essere nominata.
E mi chiedo se hai mai paura…
paura del silenzio che nasce e si aggrappa
tenacemente al tuo essere
paura del vento furioso che agita
le foglie degli alberi del tuo triste deserto
paura di rimanere ancora più sconfitto
quando poggi stanco sul tavolo l’ennesima
bottiglia vuota
paura d’incontrare la gente che è sola
Troppi fiori ho incontrato lungo i giorni sfiniti
volevano pioggia per i loro petali
e sole che li illuminasse quando avevano freddo
ma rubavano gli istanti che li attorniavano
calpestando le anime fragili che avevano paura.
E quando la nave è salpata verso il muro del tempo
spine di ghiaccio cristallizzate dal sonno
hanno sfiorato le mie mani fredde.
Distesa nella lava incandescente dei miei pensieri
pellegrina invoco il mio tempio.
Ora o mai più cercherò d’innalzare il mio
spirito
dagli sbagli commessi, di domani vissuti
senza domande
dalle stelle svanite, forse perché stanche…
Calmo tu vento, spiri felice e muovi
con dolce brezza i miei ormai lunghi capelli.
Voglio un’alba che interrompa questi tristi
pensieri
e poi ancora la notte, chissà forse
per ricominciare a sognare…
E tutto trepidante si chiude
nel vivo argento di un giorno autunnale
soltanto le ore scivolano sulla bocca
che vomita parole.
Ma le parole sono fatte di vento e
aspettano una fresca anfora di vivi colori
per non morire appassite, sbiadite dal Tempo.
Parole magiche
Quando
senti che non puoi più respirare
e le pareti di una stanza si trasformano
in mani che piano ti soffocano
e hai paura di far rumore anche
con il battito accelerato del cuore
e le tue gambe sono pezzi di legno
che non riesci a muovere
quando invece vorresti scappare via e
sentire che fuori esiste ancora la notte
e non c’è niente per cui ti devi spaventare…
Sto aspettando di entrare anch’io nel tunnel
ma non voglio, non l’ho chiesto.
Dicono che è brutto, freddo e non ti puoi fermare
devi andare avanti e correre mentre altri ti
spingono
e devi proseguire.
Non c’è nessuno che si fermi per offrirti un
fiore
e se ti urlano contro devi urlare più forte
devi urlare più forte, devi urlare più forte!
Il tunnel è buio, è un mostro che ti prende
ti afferra e non ti lascia andare via.
Vorresti scappare urlare piangere, chiedi aiuto
ma un esercito marcia nella tua direzione
e non vede e ti calpesta, e tu
come una coppa di cristallo frantumata in mille
pezzi
hai solo la forza di cercarti e ricomporti.
Stanco, disarmato e solo vai avanti
la paura è nascosta dietro ai tuoi occhi
ma non puoi, non devi aver paura.
Allora indossi una maschera sperando che
nessuno ti riconosca, aspettando una nuova
alba
aspettando il sole che riempie di energia
aspettando qualcuno che ti sussurri delle parole
poche parole, timide dolci piccole parole
ma che pronunciate si trasformano
in un’armatura invincibile.
Sto aspettando che qualcuno
sussurri “ti voglio bene”…
Così il tunnel scompare, non lo vedo, non lo sento
non mi appartiene, non mi spaventa
perché oggi qualcuno ha trovato un’uscita
una scappatoia, una porta che
d’improvviso si è aperta sussurrando
poche, magiche, brevi piccole parole….
E’ lei la mia amante segreta
Di
notte i pensieri bambini cominciano a vivere.
Ogni notte rinasco,
è come svegliarmi da un brutto sogno (il giorno),
dove ognuno ha la presunzione di potermi toccare!
Ma la notte... si la notte ritorno a me,
ritorno nei luoghi magici dei miei pensieri.
Qui nessuno può toccarmi, sono sola, felice.
Il silenzio....
tante volte ne ho avuto paura, ora compagno segreto,
mi accarezza e gioca con le parole.
Ascolta e sorride, ascolta e risponde,
il silenzio parla, parla piano, ti entra dentro senza rumore,
ma è capace di smuovere oceani.
Il silenzio come la mia ombra, compagni di sempre,
fedeli spettatori di una vita che devo vivere.
Ma
quando scende la notte....
è lei la mia amante segreta, la mia ombra silenziosa.
E’ lei la mia regina, e mi lascio cullare e avvolgere nel suo manto
per entrare là dove ogni cosa è possibile.
Il mio corpo...così poco saggio...
Essere
qui, ascoltare questo pianoforte…
Ascoltare un suono, una musica antica che mi riporta alle origini.
Ecco la pace, la quiete…
Ora il mio corpo vive sereno, il silenzio lo circonda…
Ogni piccola parte è in estasi,
è come se nuotasse in un mare tranquillo,
dove neanche il muoversi dell’acqua fa rumore…
E’ come se qualcuno intonasse un canto,
e lui si fa trascinare dalla melodia.
E’ come un sogno, sapere di essere…
Vedere un corpo che danza, che scivola via…
essere spettatore e attore.
Luce bianca, silenzio, pianoforte a coda,
storie, immagini, mito,
pioggia, profumo di terra, sereno…
La mia pelle mi parla, mi desidera,
l’accarezzo, la bacio, la amo…
Niente mi separa, la melodia continua,
il tempo si è fermato.
Volo in un sogno dove tutto è bianco,
finalmente sola, io e il mio corpo
così poco saggio, così vicino…
Nessuno
arriverà mai là dove volano gli aironi,
e l’acqua intona una danza con i suoi veli leggeri,
tutto risplende di una luce di mille candele e volo,
volo nel cielo…tra le nuvole nell’acqua
e gioco con gli aironi e nessuno…
Pensare è un grande dono.