Racconti


 

Sogni

"Scritta con il magico aiuto di jeanpaul"


   Rari sono i clienti che accettano un preventivo di ristrutturazione della loro casa senza mercanteggiare.
   Per cui, Maurizio Tenori fu vivamente sorpreso, quando la signora Trottola, dopo aver letto quello ch’egli aveva presentato, disse :
    - Ma il Signor architetto scherza... con prezzi così bassi
    E non lasciando nemmeno il tempo di reagire, aggiunse
    - Io, naturalmente, pagherò di più.
   Poi la donna s’incammino’ attraverso un corridoio sepolto nella penombra, dove, da un momento all’altro ci si aspettava di vedere apparire un fantasma!
   L’architetto le andava dietro, in silenzio.
   Arrivati ai piedi di una scala in legno massiccio, come non se ne vedono più, la signora Trottola cominciò a salire i gradini due alla volta!
   Sorprendente per una anziana signora.
Ma quanti anni poteva avere?
Difficile a dire.
Chiederlo?
Il colmo dell’indelicatezza!
   Alta, snella, simile ad una top model, vestita tutta di blù, andava con la prestanza di una demoiselle.
   Al primo piano, si fermò, non per prendere fiato, come si potrebbe credere, ma semplicemente per assicurarsi che l’altro fosse sempre dietro di lei!
   - Si va ancora su, disse, continuando a salire, a salire: secondo, terzo, quarto piano, fino alla mansarda.
   - Siamo arrivati.
   Quel luogo, avendo perduto da un tempo immemorabile la sua prima vocazione, era ingombro di numerosi oggetti stravaganti, come capita spesso in tutte le antiche abitazioni, e anche nelle case di nuova costruzione. Poiché lo spirito di conservazione di tante persone vince spesso sulle cose, poco a poco, queste si animano, all’immagine del suo proprietario. Separarsene é come spezzare la catena che lega il passato all’avvenire. In questo modo si potrebbe spiegare anche la presenza di tanti oggetti racchiusi nei sarcofaghi con le mummie.
    Le antichità non avevano mai appassionato il Signor architetto. Eppure, quando vide in un angolo della mansarda, insieme ad altri oggetti senza nome, impolverati e coperti di tele di ragno, un letto in ferro di una strana fattura e senza dubbio antichissimo, ne fu soggiogato.
   Notando l’interesse per quel oggetto, la signora Trottola sorrise.
   - Le piace? Disse.
   Sorrise anche lui.
   - Glielo regalo, se vuole, aggiunse.
    Per quanto da anni con sua sorella avesse simili idee e stessi sentimenti, sul piano decorativo aveva qualche divergenza. Per cui, quando rincasò con il letto a baldacchino d’un’altra epoca, fu la mela della discordia.
   - Cosa te ne fai di questo letto? - disse, contrariata.
   - Beh... che cosa si fa con un letto? rispose ironicamente; ci si dorme...
    La casa era grande, Maurizio arredò una stanza a suo piacere, con il letto a baldacchino e altre antichità che aveva recuperato dalla signora Trottola.
   Tutto era pronto per andare a dormire nel letto fantastico e, per festeggiare l’evento aveva anche acceso delle bacchette d’incenso regalategli dal suo socio, famoso viaggiatore in paesi esotici. Per copriletto aveva scelto un telo comprato anni prima a Teotitlan del Valle, un paesino a nord di Oaxaca in Messico.
   Era la sua prima notte in quel letto magico...e si sentiva un re!
   Forse era stato il trasloco dei mobili o forse la discussione con Doris, sua sorella, fatto stà che sprofondò in un sonno profondo senza tempo.
   Era trascorsa da poco la mezzanotte e dalla finestra semiaperta proveniva un’incantevole luce lunare. Il silenzio era rotto soltanto dal canto d’amore dei grilli e da qualche tarlo che “abitava” nell’antico scrittoio posto proprio sotto la finestra.
   D’improvviso, un suono di tamburi cominciò a diffondersi nella stanza. Quella musica svegliò Maurizio e, con gli occhi ancora semichiusi, uscì fuori per capire da dove provenisse quel suono così esotico.
   La luna era tramontata nel frattempo e la notte era nera più che mai. Uscendo di casa, Maurizio non si era accorto dell’assenza dell’albero di noci accanto al vialetto : la musica strana l’aveva ipnotizzato! Camminò verso la collina e, una volta arrivato in cima, poté scorgere nella valle, delle fiaccole lungo un percorso che, a vederlo dall’alto, sembrava fosse un disegno di tanti cerchi concentrici, all’interno dei quali un gruppo di persone, vestite solo di piume e dal volto dipinto suonavano tamburi in modo assordante e ipnotico. Ad un tratto, la musica si fermò e regnò il silenzio. Gli uomini seduti intorno ai fuochi si spostarono, cedendo la scena ad una donna-farfalla, d’incredibile bellezza!
   Aveva capelli lunghi e notturni, vestita di veli bianchi, a piedi nudi, con sguardo e braccia verso il dio delle stelle.
   Lentamente, nel silenzio più totale, i musicanti ripresero a suonare, accompagnati questa volta anche da un dolcissimo suono di un flauto.
   Quella donna così misteriosa, prese tra le mani i bordi dell’ampio vestito e iniziò a muoversi al ritmo della strana melodia.
   Sembrava una farfalla che volava nella notte immensa!
D'un tratto, qualcuno urlò:

   “Viva la leyenda de nuestra madre tierra!”

   Maurizio non capiva come tutto questo fosse possibile. Gli sembrava di essere tornato indietro nel tempo. Quasi in un nuovo mondo !
   Cercò di avvicinarsi alla ragazza, ma invano. Qualcosa lo bloccava, simile a uno scudo trasparente che divideva il suo mondo da quello degli indios e dal rito che stavano compiendo. E nel momento stesso in cui toccò lo scudo invisibile, i suonatori, le fiaccole, i tamburi e la bella donna-farfalla sparirono nel nulla!
   Stanco e un po’ frastornato, Maurizio riprese la via di casa. Adesso l’albero di noce era più rigoglioso che mai. Doris dormiva e tutto era al suo posto, come prima.
   Salì lentamente le scale e giunto nella stanza crollò nuovamente nel sonno... in quel letto così imponente, sotto la coperta messicana dai colori sgargianti e raffigurante al centro una donna dai capelli lunghi, vestita di veli bianchi che danzava al ritmo della più sconcertante fantasia!

   Il giorno dopo, nonostante le vicende notturne, Maurizio si svegliò alquanto riposato, e con la sensazione d’avere aperto la finestra di una nuova vita.
   Quella mattina fece le cose con calma: doccia, caffé, qualche telefonata, e riuscì anche a fare colazione con delle fette biscottate ricoperte di miele e una tazza di te inglese.
   Qualcosa lo rendeva frizzante, allegro, ma non capiva ancora cosa stava per cambiare nella sua vita.
   Mentre stava per uscire dal vialetto di casa, si fermò davanti al dondolo sotto l’albero di noci e prese il giornale che, come al solito vi era stato accuratamente posato.
   Non conosceva il volto della ragazza che ogni mattina di buon’ora consegnava il giornale. In fondo era quasi un anno che abitava in quella strada e non si erano mai incontrati, o meglio, l’aveva vista più volte dalla finestra del suo studio, ma non era mai uscito da casa per salutarla. Si era limitato a seguirla con lo sguardo, mentre riponeva la sacca colma di giornali nel cestino della bicicletta e andar via.
   Aveva notato che ad altri nella sua stessa via, lasciava i giornali sul vialetto o al massimo sui gradini, mentre i suoi erano sempre al riparo dalle intemperie, sotto il dondolo. Come mai tutta quest’ attenzione?
   Pensò che avrebbe dovuto almeno conoscere il suo nome e ringraziarla, ma quelli erano giorni in cui lavorava fino a tardi e, la mattina si svegliava dopo che la maggior parte delle persone aveva iniziato la sua giornata. Sarebbe stato quindi difficile incontrare la ragazza di prima mattina. Si ripromise, quella sera al suo rientro, di scriverle almeno un biglietto.
   Come sempre era in ritardo e quando arrivò in ufficio, tre clienti già stavano facendo la fila dietro la sua porta. Le telefonate, i progetti, le riunioni si sovrapponevano, ma nei pensieri di Maurizio c’era il sogno che aveva fatto quella notte e il volto della bella india.
   Si trovava al suo tavolo da disegno quando Sandra, la sua segretaria lo avvertì che mentre era in riunione con i colleghi dello studio, aveva telefonato la signora Trottola. Era piuttosto agitata, diceva che sarebbe dovuta partire inaspettatamente per gravi motivi di famiglia, e non sapeva quando sarebbe rientrata. Non potendo parlare direttamente con lui, avrebbe lasciato una lettera con ulteriori richieste e istruzioni per i lavori di ristrutturazione della casa; poteva trovare la lettera sotto una pianta di gerani sul davanzale della seconda finestra accanto alla porta d’ingresso della casa.
   Che stranezza, pensò subito Maurizio. Avrebbe potuto benissimo spedirla a casa o allo studio… Del resto, la signora Trottola era fatta così: amava circondarsi sempre di un alone di mistero.

   Erano le nove passate e come al solito era in ritardo per la cena. Doris di sicuro avrebbe fatto il diavolo a quattro al suo rientro.
   Forse averla accolta in casa sua, dopo la morte del marito non era stata una buona idea, ma era sua sorella e per anni si era presa cura di lui. E adesso era arrivato il momento di ripagarla di tutti i sacrifici fatti.
   Rientrando verso casa pensava che forse era meglio parlare con Doris e dirle che avrebbe fatto qualunque cosa per lei, ma non era più un ragazzino e aveva le sue abitudini ed orari e voleva tornare a vivere da solo.
   Al contrario delle sue aspettative, Doris non era in casa. Poi si ricordò che tutti i mercoledì andava al circolo del bridge. Meglio così pensò: non avrebbe sopportato una lamentela della sorella dopo una giornata di lavoro così pesante.
   La cucina era silenziosa. Sul tavolo, un posto apparecchiato e un vaso con delle margherite gialle che non profumavano, ma come diceva Doris: “Facevano sempre colore nella casa di uno scapolo.”
   Accanto al piatto, un mucchietto di posta. La guardò senza interesse. La maggior parte erano bollette, fatture e pubblicità. Si ricordò allora del suo proposito mattutino. Mangiò in fretta e salì nello studio, prese carta e penna e iniziò a scrivere delle parole; una, due, tre, quattro volte, e ogni volta buttava via il foglio e ricominciava daccapo. Si sentiva ridicolo! A chi stava scrivendo? E perché? E cosa avrebbe pensato la ragazza? Certo non voleva sembrare una scusa per avvicinarla…         Dopo vari tentativi, decise di scrivere solo poche e semplici parole:

   “Gentile signorina, per orari incompatibili di lavoro, non ho mai avuto il piacere di ringraziarla per la sua puntuale consegna dei giornali. Spero un giorno di poterlo fare di persona.”

Cordiali saluti

arch. Maurizio Tenori


P.S.= lei conosce il mio nome e altre cose di me, io invece… non so nulla di lei…



   L’orologio a pendolo segnava le ventitré e a momenti Doris sarebbe rientrata. Doveva sbrigarsi ad inviare quel biglietto; ma come avrebbe fatto a farglielo avere?         Mentre usciva da casa pensò di riporlo sul dondolo chiuso in una busta bianca intestato a: “Per la signorina che porta le notizie…”
    Entrò nella sua stanza, guardò il letto e, compiaciuto di quel regalo, s’infilò sotto le coperte, già semiaddormentato.
   Non erano trascorse neanche due ore che, come la notte precedente, Maurizio sentì il suono di quella musica così strana e ipnotica. Questa volta avrebbe raggiunto gli indios e la principessa della notte, voleva “toccare” il suo sogno, se sogno era.
   Conosceva già il sentiero che portava al luogo del rituale, così in pochi minuti eccolo trovarsi di fronte alla donna che tutti veneravano come una dea.
   Lo stesso luogo, la stessa musica e danza come se, il tempo del giorno prima non fosse mai trascorso. Voleva avvicinarsi ancora di più, fino ad arrivare a sfiorare i veli del vestito, ma aveva timore che lo scudo invisibile lo avrebbe fermato un’altra volta.   
    Agì d’astuzia! In fondo quello al quale stava assistendo era un rito, forse con un’offerta si sarebbe conquistato l’onore di partecipare anche lui, e così fu!
Non sapeva bene cosa portare in dono e lasciandosi guidare da madre natura, raccolse sotto una felce una fragola di bosco, rossa come le labbra della donna; una farfalla, bianca e delicata come i veli che la ricoprivano, e infine catturò una lucciola: luce magica delle notti d’estate e verde come i suoi occhi.
    Danzava al ritmo del flauto e Maurizio s’inginocchiò e le offrì i doni.
   Nessuno aveva visto arrivare quell’uomo vestito in un modo così strano. La musica si arrestò e nell’aria solo il rumore dei ciondoli appesi alla cavigliera della bella e misteriosa ballerina.
   Vedendo l’uomo davanti ai suoi piedi, la principessa parlò e disse:
    - Chi sei straniero? Da dove vieni?
    Maurizio ebbe un brivido di paura e non riusciva a pronunciare parola, ma si fece coraggio e, dopo un bel respiro, rispose:
    - - Non so come sono capitato qui e non so neanche chi siete, sembra tutto così strano, è forse un sogno? Come se una forza soprannaturale mi avesse condotto fin qui, in questo tempo e in questo luogo lontano dal mio mondo. E’ una magia? E’ un incantesimo? Da lontano ho sentito una musica ipnotica e ho seguito il rumore dei tamburi. Nel momento in cui ho visto il tuo volto e la grazia che avevi nel danzare, sono rimasto affascinato dalla tua bellezza!
    Nel silenzio più totale, una voce si alzò:

    - Quel che vedi, straniero, è il mio mondo, la mia gente! Io sono Donaji, la leggenda del mio popolo, danzo di notte in onore di Siniacl, il dio dei desideri; questo è un rito sacrificale ed io, sono il dono per il dio. Soltanto così potrò esaudire il desiderio del mio popolo e di chi mi venera. Leggo nei tuoi occhi una passione che ti ha condotto verso di me, ma non sono io la donna che stai cercando! In cambio della tua gentilezza e dei doni che hai portato voglio svelarti un segreto: ciò che tu guardi e adori in questo momento è proprio quello che un giorno avrai, se sarai capace di seguire i tuoi sogni…

    Pronunciate queste parole, Donaji e il suo popolo svanirono nel nulla. Improvvisamente calò il buio intorno e Maurizio si ritrovò da solo inginocchiato sul prato. Si rialzò, non capiva cosa fosse accaduto; aveva davvero parlato con quella donna? E cosa aveva voluto dire con quelle ultime parole? Lui guardava e desiderava lei in quel momento, come poteva essere che avrebbe potuto averla se era promessa al dio dei desideri? Torno verso casa e pensò che era stato tutto un sogno, e forse era stanco e aveva bisogno di prendersi una pausa dal lavoro, cominciava a preoccuparsi di queste allucinazioni. Si ripromise di dimenticare quelle notti, Donaji, la musica rituale. Si! Era sicuramente un brutto scherzo dato dalla stanchezza che si portava addosso.
    Quella mattina uscì da casa frettolosamente ; non si accorse della busta bianca posata accanto ai giornali sul dondolo. Era molto agitato: quel giorno avrebbe dovuto presentare un progetto con plastico di un nuovo centro commerciale. Era un grosso e importante lavoro per il suo studio e se fosse andato in porto avrebbero ottenuto parecchi finanziamenti!
   Dopo ore estenuanti d’attesa e discussioni, nonostante qualche modifica, il progetto fu approvato. Aveva vinto la sua battaglia e un altro giorno di lavoro era finalmente terminato.
   Avrebbe dovuto essere contento e soddisfatto, anzi, i suoi soci avevano organizzato un rinfresco per festeggiare l’evento, ma Maurizio sentendosi scombussolato e un po’ triste, decise di tornarsene a casa.
    Anche quella sera era solo, Doris aveva lasciato, oltre che la tavola apparecchiata anche un biglietto in cui spiegava che era stata convinta dalle sue amiche ad iscriversi ad un torneo di bridge quindi, sarebbe rimasta fuori quasi tutte le sere quella settimana. Maurizio non era per nulla dispiaciuto: stava ricominciando ad apprezzare la musica del silenzio in quella casa.
   Accanto alla posta quotidiana, c’era anche una busta bianca alquanto voluminosa indirizzata a:

“Per il signore che costruisce case e sogni…”


  “Ciao… il mio nome è Silvia, sono una ragazza semplice, forse un po’ strana. Fra qualche mese dovrei laurearmi in architettura e, per mantenermi agli studi, ho trovato questo lavoro mattutino. Quello che sto per dire potrà sembrare una pazzia, ma sono fatta così: seguo il mio istinto!
Ho sempre pensato che, tra l’architettura e la poesia ci fosse un ponte che le unisce. Un architetto in fondo è un poeta delle forme; esprime la sua interiorità e le emozioni non con le parole, ma attraverso i materiali, i colori, gli spazi che inventa e disegna.
In questo viale ci sono belle case, ma tutte uguali, tranne la tua. Quando poi ho visto sulla buca della posta il nome preceduto dall’appellativo “architetto”, allora tutto mi si è chiarito!
Sono rimasta colpita ed affascinata dai colori della tua casa, dalla strana forma, dalle finestre grandi, dal suo stile un po’ coloniale accostato al moderno, dal rispetto della natura e per come ti prendi cura delle piante e gli alberi del giardino.
Chi aveva costruito quella casa così particolare, doveva avere un’anima meravigliosa, sensibile…
Una mattina mi sono anche nascosta dietro una macchina parcheggiata nel viale per vederti mentre uscivi di casa. Non ho avuto dubbi: il tuo sguardo, il portamento il tuo modo di vestire…dovevi esser stato tu a costruire quel sogno di casa. Da quel giorno, proprio come una bambina, ho cominciato a fantasticare su di te fino a prendermi una cotta; non ho mai avuto il coraggio di dichiararmi, mi sentivo stupida e impacciata, cosa avrei dovuto fare? Bussare alla tua porta e dire: “Sai, mi sto innamorando di te”? Di certo avresti chiamato la “neuro”! Quando poi ho trovato la tua lettera sul dondolo, non mi sembrava vero. Si era aperta la porta del mio desiderio, ero felicissima, ma allo stesso tempo spaventata da morire, pensavo: e se poi la favola è solo mia? Ma forse bisogna aver coraggio per inseguire i propri desideri…anche se ho paura di svegliarmi da questo sogno e scoprire che la realtà non è una bella favola. Ma un giorno o l'altro dovrò pur affrontare questa prova…
Chissà se un giorno ci incontreremo…”

Silvia


p.s.= sul vialetto ho trovato questa cavigliera, forse ti appartiene?


   Maurizio non riusciva a credere ai suoi occhi! Quelle parole, quel sentimento… e poi il colpo di grazia: aprì la seconda busta e trovò la cavigliera che indossava la sera prima Donaji mentre danzava.
   Ma allora era tutto vero! Non aveva sognato! Rilesse più volte la lettera fino a che prese carta e penna e rispose alla ragazza!


  “Mia cara Silvia, a volte penso come può esser strana la vita : cerchiamo a fatica qualcosa…qualcuno con cui vivere emozioni e viaggi straordinari e poi scopriamo che in fondo la vera avventura sta nell’amare le cose semplici.
Ognuno di noi conserva un desiderio nascosto in fondo al cuore, il ritmo della vita spesso ci impedisce di averne cura, di inseguirlo… ma forse è proprio l’idea del desiderio che ci fa andare avanti, che ci permette ogni mattina di alzarci e affrontare la giornata, di costruire sogni e palazzi, di continuare a sorridere. Quando nasciamo non sappiamo nulla di quel che avverrà, di cosa saremo da grandi, come sarà la nostra vita… Facciamo progetti e sogniamo avventure in paesi lontani con fate e principi, ma poi accade che si diventa adulti e sogni e desideri perdono il loro colore e si rifugiano in un angolino della nostra mente dando spazio a cose più importanti per il mondo degli uomini.
Ma nelle notti solitarie accade che risale agli occhi quel desiderio di emozione, quella voglia di vivere dentro una favola… Per una strana magia o combinazione, mia cara Silvia, sono giorni questi in cui la mia realtà è diventata sogno o il sogno realtà, non è un gioco di parole, ma non saprei spiegartelo altrimenti. E poi sei arrivata tu, con le tue parole, la tua voglia di vivere, la tua speranza, la tua tenerezza di bimba.
Dolce Silvia, ancora non so se sei un sogno o sei vera, vorrei incontrarti, desidero vedere il tuo volto e la luce dei tuoi occhi.
Si, forse aveva ragione Donaji quando mi ha detto che per vedere e amare il mio sogno, devo inseguire il mio desiderio; ma questa è un’altra storia che forse un giorno ti racconterò.
Allora Silvia, se vorrai ti aspetterò sul dondolo e potremo finalmente toccarci con gli occhi e col sorriso.”
Maurizio.


p.s.= Grazie di tutto, spero di non deludere il tuo sogno


   Passarono i giorni, ma di Silvia neanche l’ombra. Di certo aveva preso la lettera, ma nessuna risposta era seguita e neanche i giornali venivano consegnati.
   Maurizio era diventato tristissimo, non andava più a lavorare, aveva la barba incolta e dormiva poco. Una notte andò a sedersi sul dondolo sotto l’albero di noci, mentre pensava e ripensava lasciandosi cullare dal dondolio si addormentò.
   Il sole era alto, ma ancora la strada dormiva, solo un rumore: un trillo di bicicletta e una frenata davanti il vialetto della casa di Maurizio. Lentamente Silvia aprì il cancello di legno e si avvicinò al dondolo. Un soffio di vento mosse i suoi lunghi capelli neri e sfiorarono il volto di Maurizio.
   - Buongiorno, inventore dei sogni. Disse Silvia
   Maurizio aprì gli occhi, sobbalzò dal dondolo, non poteva credere a quel che vedeva!
   - Donaji….sei tu?
   - Sono Silvia. Ricordi? La ragazza che porta le notizie…

   Maurizio fece un lungo respiro, era scombussolato, gli ritornò in mente l’oracolo pronunciato da Donaji: “… ciò che tu guardi e desideri in questo momento, è proprio quello che un giorno avrai se sarai capace di seguire il tuo sogno…”. Toccò il volto di Silvia, toccò le labbra dal colore di fragola, Silvia lo prese per mano e disse:

…………………..


FINE

 

EPILOGO


   Erano stati giorni ricchi di eventi e sorprese quelli, e Maurizio aveva dimenticato completamente di andare a prendere la lettera della signora Trottola. Si ricordava però le indicazioni dove l’avrebbe trovato, così giunto davanti al palazzo gli fu facile recuperarla.
   La signora Trottola era davvero una strana signora, aveva qualcosa di misterioso, ma senza pensarci troppo aprì quella lettera così importante per lei.

   “Gentile Architetto, come avrà saputo dalla sua segretaria, per motivi per cui non sto ad annoiarla, sono dovuta partire improvvisamente.
Per i lavori di ristrutturazione non c’è nessun problema, avevamo preso accordi precisi e li confermo. La cosa importante di cui volevo parlarle riguarda il letto a baldacchino che le ho regalato; oltre ad essere un pezzo molto antico ha anche una caratteristica alquanto particolare, ma forse, se l’è capitato di dormirci, l’avrà già capito da solo, è un letto magico!
Ha il potere di trasformare la realtà in sogno e il sogno in realtà, e chi ha un animo sensibile riuscirà a vedere nel sonno, il proprio desiderio nascosto e realizzarlo! Questo, credo è quel che è successo a lei o accadrà; raramente il mio istinto ha sbagliato. Doveva essere lei il nuovo proprietario del letto e l’ho creduto fin dal momento in cui avrebbe potuto chiedermi un anticipo per i lavori del palazzo, ma senza pensarci due volte, ha ignorato l’assegno e si è fatto caricare subito il letto sul furgone della ditta. Sono certa che è la persona giusta! Le auguro buona fortuna.”

A presto


Ada Trottola