Salvatore Quasimodo
Ed è subito sera
Ognuno sta solo
sul cuore della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Lamento per il sud
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare,
la grave conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie
ho dimenticato il passo degli aironi
e delle gru nell'aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
In riva alle paludi di malaria
È stanco di solitudini, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l'eco dei suoi pozzi
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.NOTA/Qui Quasimodo trapiantato in Lombardia Soffre su di sé il dramma comune a ogni emigrato, sa che è ormai legato al Nord dove lavora e ha affetti da molti anni, ma lancia ancora un grido per denunciare l'ingiustizia della storia del Sud fatta di dominazioni e di miseria. Scrisse questa poesia dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Alle fronde dei salici
E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio,
al lamento d'agnello dei fanciulli,
all'urlo nero della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.