Edgar Allan Poe

ELEONORA

"Sub conservatione formae specificae salva anima"
Raimondo Lullo

Colei che ho amato in gioventù era figlia unica dell’unica sorella di mia madre, da tempo scomparsa. Eleonora era il nome di mia cugina. Avevamo sempre vissuto insieme, sotto un sole tropicale, nella Valle dell'Erba Multicolore. Mai passo casuale giunse a quella valle, perché giaceva lontano fra una catena di alture giganti. E così vivevamo completamente soli, senza sapere nulla del mondo oltre valle - io, mia cugina e sua madre. Dalle regioni ignote oltre le montagne, alla sommità del nostro isolato dominio, scorreva lento un fiume stretto e profondo. Noi lo chiamavamo 'Fiume del Silenzio'; poiché sembrava esserci un invito al silenzio nel suo fluire.
La mano nella mano, per questa valle ben quindici anni vagai con Eleonora prima che Amore entrasse nei nostri cuori. Accadde una sera alla fine del terzo lustro della sua vita, e quarto della mia, che ci sedemmo, stretti nell’abbraccio l’uno dell’altra, sotto gli alberi simili a serpenti, e guardammo le nostre immagini giù nel Fiume del Silenzio. Non pronunciammo parola per il resto di quel dolce giorno; e anche l'indomani le nostre parole furono trepide e rare. Avevamo fatto emergere il dio Eros da quell'onda, e ora sentivamo che egli aveva acceso dentro di noi le anime fiammeggianti dei nostri antenati. Le passioni che da secoli hanno contraddistinto la nostra stirpe arrivano in massa con le fantasie per cui era altrettanto nota, e insieme ispirarono una delirante gioia sulla Valle dell'Erba Multicolore.
La leggiadria di Eleonora era quella dei serafini; ma era una fanciulla ingenua e innocente come la sua breve vita che aveva vissuto tra i fiori. Nessun artificio mascherava il fervido amore che le animava il cuore, e con me essa ne esaminò i suoi più intimi recessi mentre passeggiavamo insieme per la Valle dell'Erba Multicolore.
Finalmente, avendo parlato un giorno, in lacrime, dell’ultimo, triste mutamento che tocca in sorte all'Umanità, da allora indugiò unicamente su questo tema doloroso, introducendolo in ogni nostra conversazione, come nelle canzoni del bardo di Shiraz, le stesse immagini ricorrono, sempre ripetute, in ogni espressiva variazione della frase. Aveva visto che il dito della Morte era sul suo petto – che, come l’effimero, ella era stata creata perfetta nella bellezza solo per morire; ma i terrori della tomba, per lei, risiedevano soltanto in una considerazione che mi rivelò, una sera al crepuscolo, sulle rive del Fiume del Silenzio. La addolorava pensare che io, dopo averla sepolta nella Valle dell'Erba Multicolore, avrei lasciato per sempre quei recessi felici, e avrei dato l’amore che adesso, così appassionatamente, le apparteneva, a qualche fanciulla del mondo esterno e quotidiano. E io subito mi gettai ai piedi di Eleonora, e innalzai un voto, a lei e al Cielo, che non mi sarei mai legato in matrimonio a nessuna figlia della Terra, - che non mi sarei mai dimostrato infedele alla sua cara memoria, o alla memoria del devoto affetto con cui lei mi aveva benedetto. E invocai il Potente Sovrano dell'Universo a testimone della religiosa solennità del mio voto. E la maledizione che invocai su di me, da Lui e da lei, santa dell’Eliso, se avessi tradito ciò che avevo promesso, comportava un castigo tale, che il suo immenso orrore non mi permette di riferirlo qui. E gli occhi luminosi di Eleonora divennero più luminosi alle mie parole; e sospirò come se un peso mortale le fosse stato tolto dal petto; e tremò e pianse amaramente; ma accettò il voto (perché cos’altro era se non una bambina?) ed esso le rese lieve il letto di morte. E mi disse, non molti giorni dopo, mentre moriva tranquilla, che, in cambio di quanto avevo fatto per confortare il suo spirito, avrebbe vegliato su di me con quello spirito dopo la dipartita, e, se le fosse stato concesso, sarebbe tornata, a me visibile, nelle veglie notturne; ma che se ciò fosse in verità oltre il potere delle anime del Paradiso, mi avrebbe almeno dato frequenti indizi della sua presenza, sospirando su di me nei venti della sera, o riempiendo l'aria che respiravo dei profumi degli incensieri degli angeli. E con queste parole sulle labbra lasciò la sua vita innocente, ponendo fine alla prima epoca della mia vita.
Le promesse di Eleonora non furono dimenticate: mormorii indistinti spesso riempivano l'aria notturna; e una volta - oh, ma soltanto una volta! – fui svegliato da un sonno simile a quello della morte, dal contatto di labbra spirituali su di me. Ma anche così il vuoto del mio cuore rifiutava di colmarsi. Anelavo all'amore che in passato l'aveva riempito fino a traboccarne. Alla fine la valle mi affliggeva, e la lasciai per sempre per le vanità e i turbolenti trionfi del mondo.
Mi trovavo in una città sconosciuta, dove tutto poteva servire a cancellare dal ricordo i dolci sogni che così a lungo avevo sognato nella Valle dell'Erba Multicolore. Fasto e sontuosi spettacoli d'una corte grandiosa, e il folle strepito delle armi, e la raggiante bellezza delle donne, mi sconvolsero e inebriarono la mente. Ma finora l'anima mia si era mantenuta fedele ai suoi voti, e gli indizi della presenza di Eleonora ancora mi venivano dati nelle silenziose ore notturne. D’improvviso queste manifestazioni cessarono; e il mondo divenne buio davanti ai miei occhi; e rimasi sgomento dei pensieri brucianti che mi possedevano: venne una fanciulla alla cui bellezza tutto il mio cuore infedele subito cedette, ai cui piedi mi prostrai senza resistenza, nella più ardente, nella più abbietta schiavitù amorosa. Oh, luminosa era la serafica Ermengarda! E in questa convinzione non avevo spazio per nessun’altra. Oh, divina era l'angelica Ermengarda! E guardando nelle profondità dei suoi occhi memori pensavo soltanto ad essi; e a lei. Mi sposai; - non temevo la maledizione che avevo invocato; e la sua amarezza non mi colpì. E una volta, - solo una volta ancora nel silenzio della notte, attraverso le persiane mi giunsero i teneri sospiri che mi avevano abbandonato; e si modellarono in una voce dolce e familiare, che diceva: "Dormi in pace! - Perché lo Spirito dell'Amore regna e governa, e stringendo al tuo cuore appassionato colei che è Ermengarda, tu sei sciolto, per ragioni che ti saranno rese note in Cielo, dai tuoi voti verso Eleonora".

 

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