DESIDERIO
"Madonna". Edward Munch
"Cara
bambina, non devi aspettarti una lettera da me appena me ne hai spedita una. Non
aspettarti che io scriva con la stessa frequenza. L'aspettativa uccide tutto.
Dare qualcosa per scontato è il vero pericolo, e bisogna che impari a non
aspettarti niente, ma solo ad aspettare. Conosco il desiderio. Mi ha
accompagnato per tutta la vita, a volte in modo così violento da far male.
In qualche caso mi ha
fatto arrivare vicinissimo a ciò che desideravo,tanto da farmi sperare che un
giorno sarei riuscito ad arrivare in fondo. Non è andata così, ma è ancora il
desiderio a spingermi più vicino al centro della vita, della tempesta,di me
stesso…” […]
L’hai
detto tu: il desiderio è come l’arcobaleno, entrambi sono sempre in
movimento. …Placare il desiderio. E’ questo che vogliamo? Che il desiderio
si esaurisca? Desideriamo fama, amore, riconoscimento, desideriamo sicurezza e
caos, e desideriamo noi stessi. Desiderio, voglia,
anelito, impazienza – sempre questa inquietudine nel corpo, che cessa solo con
la morte.
Non
ti aspettare, Delphine, che il desiderio si esaurisca perché ricevi una lettera
da me. La leggi avidamente, come io leggo le tue, ma appena arrivi alla fine
l'inquietudine riappare, in un circolo senza fine. La condizione più bella e
vitale è fatta di serenità e desiderio."
[“Per Lettera” Hermann 2000]
"..
Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la
tua. E non sono la stessa strada. Così…
Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo ... salvarmi, ecco:
salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei
desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere,
l'onestà, essere buoni, essere giusti. No.
Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti
salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si
rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi
desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso
di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti
ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a
desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatto tanto di quel male che
tu non te lo puoi nemmeno immaginare ..."
[ “Oceano mare” Baricco 1994]
Quando
non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il
veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra
sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il
mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla
costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di
scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate
calme. Rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme.
Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno
l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere,
la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione.
Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio.
[“Elogio della fuga”, H. Laborit]
Se il piacere è legato alla realizzazione dell’atto gratificante se il benessere è procurato dal suo appagamento, ed è uno stato di equilibrio che però non dura molto, perché scompare quando riappare il bisogno, pulsionale o acquisito dall’apprendimento, la felicità può dirsi anch’essa uno stato d’equilibrio ma meno passeggero, perché abbraccia la successione ripetuta di desiderio, piacere e benessere. Essere felici vuol dire essere al tempo stesso capaci di desiderare e di provare benessere quando il desiderio è soddisfatto, e pronti a ricominciare daccapo col ritorno del desiderio. Non si può essere felici se non si desidera niente. La felicità è ignorata da chi desidera senza appagare il desiderio, senza conoscere il piacere che c’è nell’appagarlo, e il benessere che si prova dopo averlo appagato.
[“Elogio della fuga”, H. Laborit]