Gesù
"E' da duemila anni, o Cristo, che i tuoi piedi sanguinano sulle strade del mondo..."
Questo verso di una lirica del poeta francese contemporaneo Pierre Emmanuel esprime suggestivamente l'indiscutibile e tormentata presenza della figura di Gesù di Nazaret all'interno di questi venti secoli che hanno preso da lui nome e cronologia. Se volessimo sinteticamente delineare questa presenza, oggetto di contestazione e di amore, radice di tradimenti e di eroismi, dovremmo ricorrere quasi a due volti che si sovrappongono.
Da un lato, infatti, c'è il fenomeno storico che si sviluppa attorno a Gesù di Nazaret. Esso inizia forse attorno al 6 a.C. sotto il regno di Erode il Grande e l'impero di Augusto, passa attraverso una esecuzione capitale in Gerusalemme attorno al 30-33 d.C., sotto il governo locale del procuratore romano Ponzio Pilato, e approda a una grandiosa eredità raccolta dalle varie comunità dei suoi seguaci sempre più attivi e numerosi.
D'altro lato, invece, c'è il mistero "Gesù Cristo, Figlio di Dio", che anima una letteratura considerata minore, quella del Nuovo Testamento, che in realtà è divenuta per secoli "il grande codice e il grande vocabolario" dell'arte, della cultura e del pensiero dell'Occidente.
In quell'ebreo crocifisso i credenti proclameranno la presenza suprema di Dio nella storia per cui "Gesù è lo stesso ieri, oggi e nei secoli", come aveva dichiarato lapidariamente un cristiano anonimo della fine del I sec., autore di uno scritto neotestamentario giunto a noi col titolo di Lettera agli Ebrei.
Sulla scia di questa fede milioni di uomini e di donne hanno consacrato la loro esistenza e hanno assunto la parola di quel predicatore ambulante di Galilea e di Giudea come la lampada per i passi della loro esistenza. Per tutti costoro è vero ciò che scriveva una teologa tedesca contemporanea, Dorotea Solle: "Confronta il Cristo con altri grandi, Socrate, Rosa Luxenburg, Gandhi: lui regge al confronto. Ma sarà meglio che tu Io confronti con te!".
La storia di Gesù è una tra le più penetranti e vigorose forze che hanno plasmato la civiltà occidentale. Fin dal momento in cui si iniziò a narrarla - forse nei giorni, o addirittura nelle ore che seguirono la morte di Gesù - essa ha sviluppato ed esercitato un'influenza tale da sfidare qualsiasi calcolo e valutazione. È la storia che ha impostato la rotta del Cristianesimo, forgiando una sua visione del mondo e di Dio. Perfino quanti si riallacciano alle ricche tradizioni estranee al Cristianesimo, che compongono il mosaico della cultura occidentale, sono stati inevitabilmente coinvolti negli ingranaggi avviati dalla storia di Gesù.
La narrazione di questa storia fu intrapresa dai seguaci di Cristo molto tempo prima che venissero definiti Cristiani: iniziò subito dopo la crocifissione di Gesù, quando qualche discepolo si ritrovò a spiegare a se stesso, o a qualcuno che glielo domandava, chi era Gesù e perché i discepoli non si erano dispersi alla morte del loro maestro. Da allora, la celebrazione della vita di Gesù non ha più conosciuto interruzioni.
Da quel giorno, infatti, tra le numerosissime comunità cristiane sorte attraverso i secoli in tutti i continenti, la storia di Gesù è stata letta e narrata in moltissime lingue differenti, rappresentata sulle scene teatrali, cantata, predicata, danzata, celebrata ed interpretata un'infinità di volte. È stata fonte di proverbi e di esempi morali per la vita quotidiana, di consolazione e di speranza sul letto di morte. L'intero anno cristiano è scandito secondo i momenti più significativi della vita di Gesù.
Nonostante le molteplici controversie che hanno diviso le comunità cristiane, questa storia resta il filo conduttore condiviso da tutti e costituisce la dottrina della salvezza per ognuno, cioè la ragione fondamentale del Cristianesimo fin dai suoi albori.
In tempi relativamente recenti si è visto sorgere un altro genere d'interesse nei confronti di Gesù, non più punto focale del dramma cosmico dell'incarnazione e della redenzione, bensì come figura storica: ovvero, personaggio realmente vissuto che ebbe un forte impatto sugli eventi storici successivi, indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose. Con questi intenti sono state scritte centinaia di libri, e con non poche varianti.
Nella biblioteca delle sue biografie si trovano praticamente tutti i ritratti di Gesù possibili e immaginabili. Alcuni resoconti sono ricostruzioni caute e ponderate degli avvenimenti storici di quella lontana epoca; altri, più numerosi, sono creazioni che concedono maggior spazio all'immaginazione dell'autore, che mescola volentieri gli elementi storici con gli interessi personali. Esistono biografie di Gesù che, nel descriverlo, vanno dal personaggio mansueto e sottomesso al rivoluzionario militante, dalla figura del maestro rabbinico a tutte le sfumature del mistico solitario, sino a sfociare nell'eccentrico più sfrenato. Gesù è stato visto sia come il prototipo del moderno rappresentante di commercio, sia nella veste del proletario, sobillatore della lotta di classe. In breve, chi ha esplorato il personaggio Gesù vi ha intravisto una parte di se stesso.
Non mancano gli iconoclasti che pretendono di rivelare ciò "che è realmente accaduto", sostenendo che Gesù era un personaggio mitico, inventato dai primi Cristiani; oppure che Gesù riuscì a sopravvivere alla crocifissione; o ancora che egli sia stato completamente incompreso da tutti, fino ai nostri giorni, e via dicendo.
La gamma di interpretazioni oggi esistenti è davvero straordinaria, specie se si considera che tutti questi ritratti si basano sulle stesse scarne fonti. In pratica, tutto ciò che sappiamo su Gesù ci proviene dai quattro Vangeli, contenuti nel Nuovo Testamento. È vero, esiste qualche notizia di Gesù in fonti non cristiane, ma i particolari in esse contenuti non arricchiscono di molto le nostre conoscenze: ci informano che Gesù visse, fu un maestro, ebbe dei discepoli e finì sul patibolo. Qualche altro dettaglio ci proviene dagli altri libri del Nuovo Testamento e dagli scritti della Chiesa primitiva, ma sono ben pochi gli elementi che non compaiano già nei quattro Vangeli.
I quattro vangeli
Per forza di cose, dunque, quanti si propongono di parlare di Gesù in modo più esauriente sono costretti a rifarsi alle vicende narrate, intorno alla metà del I secolo, da Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
La parola "vangelo" deriva dal vocabolo greco euangélion, che significa "buona novella" oppure "proclamazione". I Vangeli furono originariamente redatti da cristiani per annunciare al mondo la venuta di Gesù, il Cristo. Si indirizzavano sia ai credenti (per confermarli e istruirli nella fede), sia ai non credenti (per convertirli alla fede).
Gli autori dei Vangeli non tentarono di essere obiettivi, nel senso che un giornalista moderno vorrebbe. I Vangeli sono documenti di fede, dall'inizio alla fine, sorretti dalla ferma convinzione di narrare la storia non di eventi ordinari, bensì di fatti miracolosi che confermano l'intervento diretto di Dio in terra. L'evangelista Marco esprime bene l'impegno di tutti e quattro i Vangeli, avviando la sua narrazione con una dichiarazione di fede: "Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio" (Marco 1,1).
Perché quattro Vangeli? Non esiste una semplice risposta a questa domanda. Luca esordisce sottolineando che "molti" hanno già steso un resoconto degli avvenimenti che egli si accinge a narrare. Nessuno sa con precisione a quali scritti Luca intendesse alludere con il suo molti, ma appare chiaro che i nostri quattro Vangeli non erano gli unici documenti del genere in circolazione nella Chiesa nascente. Anzi, decine e decine di vangeli fiorirono nel corso dei primi secoli dell'era cristiana. Di questi vangeli, cosiddetti apocrifi, cioè "occulti", sono giunti sino a noi solo alcuni brani e frammenti.
Quando sussistono diversi testi del Vangelo, è inevitabile che sorgano differenze nel riferire in modo esatto le parole di Gesù. Nasce allora spontanea la domanda: quale sarà la versione più attendibile? E se i vari Vangeli differiscono tra di loro, quale testo è veritiero? E perché non ci è stato tramandato un testo unico ed autorevole per fugare ogni dubbio in merito?
La Chiesa ha respinto ogni proposta di adottare un unico testo del Vangelo e ha riconosciuto le quattro versioni, nonostante le discordanze, come documenti autorevoli e di pari merito. Così, tutti e quattro i Vangeli sono stati riconosciuti come testi sacri, investiti della massima autorità.
Quando si esamina storicamente l'epoca in cui visse Gesù, tuttavia, la situazione appare ben diversa. Una vera e propria miniera, ricca di fonti storiche, è a portata di tutti: centinaia di testi in greco, ebraico, aramaico, latino e in altre lingue. Abbondano, inoltre, i documenti privati: lettere, esercitazioni scolastiche, contratti, inviti, lettere commerciali, che ci aiutano a comporre un quadro globale del periodo in cui si svolsero gli avvenimenti narrati dai Vangeli. Si possono anche trarre preziose informazioni dagli scavi archeologici, dallo studio di reperti, iscrizioni, manoscritti, monete, vasellame, come pure dalle strutture architettoniche che ancora sopravvivono.
Per il cristianesimo, Gesù è l'incarnazione del Figlio di Dio, miracolosamente concepito dalla vergine Maria, moglie di Giuseppe, un falegname di Nazareth.
La data della nascita di Gesù non può essere stabilita con precisione; in base ai dati dei Vangeli, essa può essere fissata tra il 9 e il 5 avanti l'era volgare.
Il nome "Gesù" deriva dall'ebraico Yehoshuah (che significa "Jehovah è liberazione").
Il nome "Cristo", derivato dal greco christós, traduzione dell'ebraico mashiakh (l'unto), "messia", cioè persona consacrata (re, profeta o sacerdote), fu usato dai primi seguaci di Gesù, che lo ritenevano il liberatore, il messia promesso di Israele; in seguito esso divenne parte integrante del nome di Gesù per opera della Chiesa, che lo ritiene il Redentore dell'intera umanità.
Le principali fonti di informazione sulla vita di Gesù sono i Vangeli, le lettere di San Paolo e gli Atti degli Apostoli. Data la scarsità di altre fonti coeve e la natura teologica dei documenti biblici, alcuni studiosi del XIX secolo dubitarono dell'esistenza storica di Gesù, che però attualmente si ritiene reale in quanto accreditata sia da scrittori cristiani sia da storici ebrei e romani.
La nascita e la giovinezza
I Vangeli di San Matteo e di San Luca, danno notizie sulla nascita e l'infanzia di Gesù, facendo risalire il suo albero genealogico ad Abramo e a Davide (Matteo 1:1-17; Luca 3:23-38).
Le genealogie sono offerte come prova della messianicità di Gesù. Secondo Matteo (1:18-25) e Luca (1:1-2:20), Gesù nacque a Betlemme, dove Giuseppe e Maria si erano recati in seguito all'editto romano sul censimento della popolazione. Soltanto Matteo (2:13-23) descrive la fuga in Egitto per sottrarre il figlio al re giudeo Erode il Grande; soltanto Luca descrive l'osservanza di Giuseppe e Maria della legge ebraica che richiedeva la circoncisione e la presentazione del primogenito al tempio di Gerusalemme; Luca riferisce anche del loro viaggio successivo (2:41-51) con il giovane Gesù al tempio per la Pasqua ebraica.
I Vangeli tacciono sulla vita di Gesù da quando aveva dodici anni fino a quando cominciò la sua missione pubblica, diciotto anni dopo.
Inizio della missione pubblica
Tutti e tre i Vangeli sinottici (i primi tre, così chiamati perché presentano una comune visione generale della vita di Gesù) datano l'inizio della missione pubblica di Gesù, durata circa un anno, dall'arresto di Giovanni Battista, mentre il Vangelo di Giovanni la fa risalire alla scelta dei primi discepoli (1:40-51) e la fa durare quasi tre anni.
I Vangeli sinottici presentano un'unica versione della missione pubblica e degli avvenimenti immediatamente precedenti: tutti descrivono il battesimo di Gesù nel fiume Giordano, per mano di Giovanni Battista, e registrano il successivo ritiro di Gesù nel deserto; Matteo (4:3-9) e Luca (4:3-12) raccontano le tentazioni alle quali Gesù fu sottoposto, in quel periodo di preparazione rituale, da parte del diavolo, o Satana.
In seguito, Gesù tornò in Galilea, visitò la propria famiglia a Nazareth (Luca 4:16-30), dove i concittadini lo contestarono, poi passò a Cafarnao, dove cominciò a insegnare.
All'epoca, secondo i sinottici, Gesù chiamo a sé i primi discepoli, "Simone detto Pietro e Andrea suo fratello" (Matteo 4:18) "Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello" (Matteo 4:21).
Tra i suoi numerosi seguaci Gesù scelse per assisterlo dodici discepoli.
I discepoli
Stabilitosi a Cafarnao, Gesù, accompagnato dai dodici discepoli, si spostava nelle città e nei villaggi vicini, proclamando l'avvento del regno di Dio, come i profeti ebraici, dispensando insegnamenti morali e conforto spirituale a tutti, specialmente ai più deboli.
L'essenza di tali insegnamenti è presentata in Matteo (5:1-7:27) nel "Discorso della montagna", che illustra le beatitudini (5:3-12) e contiene il Padre Nostro (6:9-13).
L'attività missionaria di Gesù gli provocò l'ostilità dei farisei, timorosi che quegli insegnamenti minassero l'autorità della Torah (la Legge); altri invece temevano che la sua attività mal disponesse le autorità romane nei confronti di una restaurazione della monarchia in Israele.
Nonostante la crescente opposizione, la popolarità di Gesù aumentava, specialmente tra gli umili e gli oppressi. L'entusiasmo indusse i seguaci a tentare di "costringerlo a diventare re" (Giovanni 6:15), offerta rifiutata da Gesù, che si ritirò con i discepoli, attraverso il mare di Galilea (lago di Tiberiade), nuovamente a Cafarnao (Giovanni 6:15-21). Qui Gesù si proclamò "il pane della vita" (Giovanni 6:35) in un discorso che, per la sua durezza, gli alienò molti seguaci.
Gesù divise il suo tempo tra viaggi nelle città della Galilea e delle vicine regioni, periodi di istruzione dei discepoli e ritiri presso Gerusalemme.
Secondi i sinottici, Gesù trascorse la maggior parte del tempo in Galilea, mentre Giovanni colloca la sua missione in Giudea, pur con numerose visite a Gerusalemme.
I discorsi e i miracoli compiuti, soprattutto la resurrezione di Lazzaro a Betania (Giovanni 11:1-44), convinsero molti a credere in lui (Giovanni 11:45).
Il momento più importante della sua missione pubblica fu quando, a Cesarea Filippi, Simon Pietro comprese che Gesù era il Cristo (Matteo 16:16; Marco 8:29; Luca 9:20), benché Gesù non lo avesse mai rivelato prima a Pietro o agli altri discepoli. Tale rivelazione, seguita dalla predizione della propria morte e resurrezione, le prescrizioni dettate ai suoi discepoli e la sua trasfigurazione divennero la fonte primaria per l'autorità e l'operato storico della Chiesa cristiana.
Gli ultimi giorni
Con l'arrivo della Pasqua, Gesù si diresse a Gerusalemme per l'ultima volta (secondo Giovanni furono numerosi i viaggi a Gerusalemme e più di uno a Pasqua, mentre i sinottici dividono la missione pubblica in una fase galilea e in una giudaica e ricordano una Pasqua dopo la partenza di Gesù dalla Galilea per la Giudea e Gerusalemme). La domenica precedente la Pasqua, Gesù entrò a Gerusalemme, dove fu accolto dalla folla acclamante: qui, il lunedì e il martedì, secondo i sinottici, scacciò dal tempio i mercanti e i cambiavalute che, per abitudine invalsa, avevano il permesso di commerciare sul sagrato esterno (Marco 11:15-19), e discusse con i sacerdoti, gli scribi, i farisei e i sadducei in materia di autorità e tributi e sulla resurrezione.
Il martedì Gesù rivelò ai suoi discepoli i segni che avrebbero annunciato la sua parusia o secondo avvento.
Il mercoledì Gesù fu unto a Betania in preparazione alla sua sepoltura (Matteo 26:6-13; Marco 14:3-9).
Nel frattempo a Gerusalemme sacerdoti e scribi, convinti che le sue attività avrebbero suscitato l'ostilità dei romani contro il popolo ebraico (Giovanni 11:48), cospirarono con Giuda Iscariota, uno dei discepoli, per far arrestare e uccidere di nascosto Gesù, "perché temevano il popolo" (Luca 22:2). Per Giovanni (11:47-53) la cospirazione precedette l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.
Il giovedì Gesù fece la cena pasquale con i discepoli durante la quale alluse all'imminente tradimento e alla propria morte come sacrificio per i peccati dell'umanità. Nel benedire il pane azzimo e il vino, durante il servizio pasquale, chiamò il pane il proprio corpo e il vino il proprio "sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati" (Matteo 26:28), e invitò i discepoli a consumarne. Questo rituale, l'Eucaristia, è stato da allora ripetuto dai cristiani nella messa, diventando uno dei sacramenti della Chiesa cattolica.

Dopo la cena, Gesù e i discepoli andarono sul monte degli Ulivi dove, secondo Matteo (26:30-32) e Marco (14:26-28), egli annunciò che sarebbe "risorto" dai morti.
Sapendo vicina la morte, Gesù si ritirò nell'orto del Getsemani dove, "in preda all'angoscia" (Luca 22:44), meditò e pregò, finché un gruppo mandato dai sacerdoti e dagli anziani e guidato da Giuda Iscariota si presentò per arrestarlo.
Il processo e la crocifissione
Secondo Giovanni (18:13-24), Gesù, dopo l'arresto, venne condotto da Anna, suocero del sommo sacerdote Caifa, per un primo interrogatorio. I sinottici non menzionano l'episodio e riferiscono solo che Gesù venne condotto davanti al consiglio supremo degli ebrei, il sinedrio, dove Caifa gli chiese di dichiarare se era "il Cristo e Figlio di Dio" (Matteo 26:63). Alla risposta affermativa (Marco 14:62), il consiglio condannò Gesù a morte come blasfemo. Poiché solo il procuratore romano aveva facoltà di infliggere la pena capitale, il venerdì mattina Gesù venne condotto davanti a Ponzio Pilato, il quale, prima di condannarlo, gli chiese anch'egli se era il re dei giudei; Gesù replicò: "Tu l'hai detto" (Marco 15:2). Pilato tentò vari espedienti per salvare Gesù prima di lasciare la decisione al popolo. Quando la folla invocò la sua morte, Pilato (Matteo 27:24) ordinò l'esecuzione.

Gesù, condotto sul Golgota, fu inchiodato accanto a due ladroni su una croce, sulla quale "al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: questi è Gesù, il re dei giudei" (Matteo 27:37).

Alla sua morte, il corpo venne deposto e, avvicinandosi il Shabbat, giorno in cui era vietata la sepoltura, venne composto sommariamente in una tomba da Giuseppe di Arimatea (Giovanni, 19:39-42, riferisce che Giuseppe fu assistito da Nicodemo).
La resurrezione
La domenica mattina, "Maria di Magdala e Maria di Giacomo" (Marco 16:1), recatesi sulla tomba per ungere il corpo di Gesù, la trovarono vuota.
Matteo (28:2) riferisce che un angelo apparve dopo un terremoto e rimosse la lastra.

Secondo Marco (16:5) nella tomba "un giovane" vestito di bianco annunciò loro che Gesù era risorto; in Matteo (28:5-6) ad annunciarlo è l'angelo e in Luca (24:4) sono due uomini "in vestiti sgargianti"; secondo Giovanni (20:11-18), Maria Maddalena vide due angeli e poi il Cristo risorto.
Nel corso della stessa giornata, secondo Luca, Giovanni e Marco, Gesù apparve alle donne e ad altri discepoli in vari luoghi a Gerusalemme e nei pressi della città. La maggior parte dei discepoli non dubitò di aver visto e udito il maestro, tuttavia qualcuno inizialmente ne dubitò (Matteo 28:17); Tommaso, che non era presente a quelle prime apparizioni, dubitò anche della resurrezione (Giovanni 20:24-29).
Come riporta il Nuovo Testamento, la resurrezione di Gesù fu una delle dottrine cristiane di maggior forza perché, risorgendo, Gesù dava all'umanità speranza di una vita dopo la morte, nel regno dei cieli.
Tutti i Vangeli aggiungono che, per un breve periodo dopo la resurrezione, Gesù istruì gli apostoli nelle questioni riguardanti il regno di Dio. Ordinò inoltre "Andate ... e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Matteo 28:19). Infine, secondo Luca (24:50-51), a Betania Gesù fu visto dai discepoli salire ai cieli. Negli Atti (1:2-12) si riferisce che l'ascensione avvenne 40 giorni dopo la resurrezione.
Le dottrine esposte da Gesù e quelle che lo riguardavano furono successivamente sviluppate nei principali dogmi della teologia cristiana; inoltre, la vera natura di Cristo divenne oggetto della disciplina teologica nota come cristologia.
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