I santi laici
Liberamente ispirato al blog di Beppe Grillo, ampliato di contenuti e descrizioni tratte dalla rete e da Wikipedia.
Eugen Berthold Friedrich Brecht detto Bertolt nato ad Augusta (Germania) il 10 febbraio 1898 e morto a Berlino il 14 agosto 1956, considerato il più influente drammaturgo, poeta e regista teatrale tedesco del XX secolo diceva tra l'altro: "Beato il popolo che non ha bisogno di eroi". Da questo prendo spunto oggi per parlare della mia scelta di pubblicare su questo mio spazio del mondo virtuale un elenco di uomini che hanno perso la vita per donarci il loro esempio e che ho voluto denominare Santi laici, ispirato da una terminologia già presente nella rete. Ho voluto riprendere e sviluppare un lavoro già presente in varie parti del web e raccoglierlo in maniera razionale, ampliandolo dove possibile e integrandolo con informazioni prese qua e là: quindi troppo frammentate e dispersive.
Questo lavoro di paziente ricerca e di taglia/incolla, tra l'altro ancora ampiamente da completare, mi ha fatto scoprire un universo fatto di persone semplici e fino al momento della loro morte, anonime, giovani, spesso giovanissime, che non solo hanno lasciato la loro vita sul campo, ma dietro di se mogli e figli molte volte di pochi mesi. Gente che ha saputo dire no alla mafia, alla prepotenza e alla arroganza che deriva dal delirio di onnipotenza di chi crede nel potere delle armi. Gente che, poliziotti, carabinieri, agenti di custodia, stavano semplicemente facendo il loro lavoro. Imprenditori e commercianti non più disposti a pagare il pizzo. Gente che era nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Gente morta per un cognome o addirittura per uno scambio di persona.
E' con commozione ma anche rinnovato impegno che continuerò a pubblicare su queste pagine i nomi e la breve storia (spesso troppo breve per mancanza di fonti) di queste persone, e a ricordarne ogni giorno una diversa in homepage. Ringrazio anticipatamente tutti coloro che vorranno collaborare all'arricchimento delle informazioni disponibili.
| Francesco Rossi | 02-01-2005 |
Incensurato, muore all’ospedale napoletano di Pollena Trocchia dopo 5 giorni di agonia. Vittima di uno sbaglio perché sulla traiettoria dell’obiettivo dell’agguato di camorra, Vincenzo Mauri, 51 anni, pregiudicato caduto a sua volta dentro un circolo ricreativo di Sant’Anastasia. Rossi viene raggiunto al petto da 1 dei 6 proiettili sparati da un sicario in sella ad un motorino. Soprannominato Fravulella, Rossi era assai noto perché capo della tifoseria della squadra di calcio locale. |
| Accursio Miraglia | 04-01-1947 |
Accursio Miraglia è stato un sindacalista italiano, presidente della camera del lavoro di Sciacca, ucciso da Cosa Nostra. I medici, le suore e gli infermieri, la sera del suo assassinio per mano della mafia il 4 gennaio 1947, ricambiarono l'affetto permettendo alle sue spoglie di rimanere intatte per quattro giorni in una bara aperta. Le veglie funebri furono due, una organizzata presso l'ospedale, l'altra presso la sede della Camera del lavoro. Tutta l'Italia diede l'estremo saluto ad un uomo che lottava con le parole, ad un uomo che con i suoi discorsi semplici riusciva a gratificare la gente a dare speranza e insegnare che la fratellanza e l'organizzazione erano fondamentali in quel periodo così difficile, diceva sempre: «Noi, organizzati, siamo un gruppo di fratelli. Se succede qualcosa, si ragiona». Disse tra l'altro:"Io non impreco e non chiedo alcuna punizione. Io che ho tanto amato la vita, chiedo ad essa di vedere pentiti coloro che ci hanno fatto del male". Il suo motto: « Meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio. |
| Giuseppe Fava | 05-01-1984 |
Giuseppe Fava detto Pippo è stato uno scrittore, giornalista e drammaturgo italiano, oltre che saggista e sceneggiatore. Fu un personaggio carismatico, apprezzato dai propri collaboratori per la professionalità e il modo di vivere semplice. È stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, primo vero giornale antimafia in Sicilia; il film Palermo or Wolfsburg, di cui ha curato la sceneggiatura, ha vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino 1980. È stato ucciso a Catania il 5 gennaio 1984 e per il delitto sono stati condannati dei membri del clan mafioso dei Santapaola. È considerato il primo intellettuale ucciso da Cosa nostra. |
| Piersanti Mattarella | 06-01-1980 |
Assistente ordinario all'Università di Palermo, fu eletto all'Assemblea regionale siciliana nel 1967 nel collegio di Palermo, rieletto per tre legislature. Dal 1971 al 1978 fu assessore regionale alla Presidenza. Fu eletto presidente della regione Sicilia nel 1978, guidando una giunta di centro sinistra, con il sostegno esterno del PCI. Nel 1979 dopo una breve crisi politica, formò un secondo governo. Un governo che guidò fino al 6 gennaio 1980, quando, mentre stava portando avanti un'opera di modernizzazione dell'amministrazione regionale, fu assassinato a Palermo, si presume vittima di Cosa Nostra, a causa del suo impegno nella ricerca di collusioni tra mafia e politica. Inizialmente considerato un attentato terroristico, il delitto fu indicato da Tommaso Buscetta come delitto di mafia |
| Beppe Alfano | 08-01-1993 |
Giuseppe Aldo Felice Alfano (detto Beppe) è stato un giornalista italiano, ucciso per mano della mafia. La sua attività giornalistica è rivolta soprattutto verso uomini d'affari, mafiosi latitanti, politici e amministratori locali. La sua inflessibile operosità e il suo lavoro diedero fastidio a più di una persona. La notte dell'8 gennaio 1993 Beppe fu colpito da tre proiettili mentre era alla guida della sua auto in piazza Marconi a Barcellona Pozzo di Gotto. Alla morte seguì un lungo processo, tuttora non concluso, che condannò un boss locale all'ergastolo per aver organizzato l'omicidio, lasciando ancora ignoti i veri mandanti. |
| Ottavio Conte | 09-01-1985 |
Agente della Polizia di Stato NOCS fu assassinato il pomeriggio del 9 Gennaio 1985 a 28 Anni sul Lungomare delle Meduse a Torvajanica (Roma) . Alle 15,45 circa di quel giorno, l’agente Conte, al momento fuori servizio e disarmato, era uscito di casa per fare una telefonata da una cabina telefonica. Era appena entrato nella cabina quando ne fu strappato a forza da due uomini scesi da una automobile Alfetta che aveva parcheggiato poco distante. I due aggressori gettarono a terra Conte e gli esplosero contro sei colpi con due pistole calibro 7,65. Ferito da quattro delle pallottole l’agente Ottavio Conte morì sul colpo, mentre gli assassini fuggirono a bordo dell’Alfetta a bordo della quale si trovava un terzo complice. L’omicidio venne inizialmente rivendicato dalla Brigata “Antonio Gustini” dal nome di un brigatista rosso ucciso poche settimane prima poi le indagini si spostarono sull’eversione di destra, ma entrambe le piste investigative si arenarono. Gli assassini dell’agente Ottavio Conte non furono mai individuati e il suo omicidio rimane quindi insoluto. |
| Filadelfio Aparo | 11-01-1979 |
Filadelfio Aparo fu un Vice Brigadiere della Squadra mobile della Pubblica Sicurezza della questura di Palermo assassinato all'età di 44 anni in un agguato di mafia, la mattina dell'11 gennaio 1979, a Palermo, in piazza Tenente Anelli, con numerosi colpi di lupara. Il suo assassinio si deve alla vendetta delle cosche[1], che decisero eliminare un "segugio" particolarmente efficiente e pericoloso. Il sottufficiale era impegnato in delicate indagini mirate all'individuazione degli organigrammi di cosche mafiose palermitane. Lasciò la moglie e tre bambini, il più piccolo dei quali di 1 anno |
| Giuseppe Insalaco | 12-01-1988 |
Fu sindaco di Palermo per tre mesi dal 17 aprile al 13 luglio del 1984. Aveva denunciato a più riprese le collusioni tra politica e mafia. Fu ascoltato dalla commissione antimafia il 3 ottobre 1984 - insieme all'allora sindaco in carica Nello Martellucci - sulle ingerenze della mafia nella politica palermitana. Iniziò dicendo: « Non sono un democristiano pentito, ma sono venuto qui per dire quello che penso della DC palermitana, degli affari, dei grandi appalti, di Ciancimino, dei perversi giochi che mi hanno costretto alle dimissioni dopo appena tre mesi » Denunciò dunque le pressioni subite da Vito Ciancimino e dal suo entourage, che indicò come i gestori dei grandi appalti al comune di Palermo per conto della mafia, aggiungendo anche: « Mi facevano trovare ogni mattina i mandati di pagamento sulla scrivania, confusi insieme alla posta ordinaria. Speravano che non me ne accorgessi, che firmassi quelle delibere insieme alle ricevute. Ogni delibera valeva decine di miliardi » Due settimane dopo aver fatto queste dichiarazioni, l'automobile di Insalaco fu bruciata davanti alla sua abitazione. Fu assassinato a colpi di pistola in macchina insieme al suo autista il 12 gennaio 1988. In conseguenza di ciò è stato dichiarato "Vittima della Mafia". Dopo la sua morte fu trovato un memoriale in cui Insalaco accusava diversi esponenti della DC palermitana, e il sistema di gestione degli appalti e del potere cittadino. Il 17 dicembre 2001 sono stati confermati in Cassazione gli ergastoli per Domenico Ganci e Domenico Guglielmini, riconosciuti responsabili dell'omicidio di Giuseppe Insalaco. |
| Andrea Orlando | 13-01-1906 |
Medico chirurgo nonché consigliere comunale socialista di Corleone: sosteneva le lotte contadine per le affittanze collettive e per il rinnovo dell'amministrazione comunale. Viene ucciso la sera del 13 gennaio 1906 a Corleone (Pa), con due colpi di lupara. |
| Giuseppe Lorusso | 19-01-1979 | Tutta la carriera di Lorusso si svolge alle carceri 'Nuove' di Torino: dopo il servizio militare si arruola nel 1972 nel corpo degli agenti di custodia. E’ ucciso al mattino alle 7.10 all’uscita dalla sua abitazione mentre si reca alla sua auto per andare al lavoro. Due individui scendono da una 128 rossa (altri due uomini restano in macchina), gli si avvicinano e sparano con due pistole calibro “38 special” tutti i colpi dei caricatori. Due proiettili raggiungono Lorusso alla testa, due al braccio sinistro, quattro al torace e due all’addome: l’agente Lorusso muore istantaneamente con le chiavi della sua auto ancora strette in mano. Ha appena compiuto 30 anni e lascia la giovane moglie Rosa e i figli piccolissimi: Daniele di 2 anni e Domenico di 8 mesi. Circa 2 ore dopo, il crimine viene rivendicato con una telefonata: “Qui Prima Linea. Abbiamo ammazzato Giuseppe servo dello stato. Seguirà un comunicato”. Il comunicato è fatto trovare intorno alle 11 in due cabine di C.so Re Umberto e di C.so Regina Margherita. |
| Fausto Dionisi | 20-01-1978 | Agente della Polizia di Stato, ucciso il 20 gennaio 1978 durante un assalto di un commando di Prima Linea che tentava di liberare alcuni compagni dal carcere di Murate (Firenze). Dall’intervento di una pattuglia della Polizia di Stato scaturì un conflitto a fuoco che scongiurò l’evasione, ma l’agente Dionisi cadde ucciso, mentre l'agente Dario Atzeni, colpito da quattro proiettili all’altezza dell’inguine, venne salvato dopo un difficile intervento chirurgico. Il terzo membro della pattuglia, illeso, rispose al fuoco dei terroristi, che riuscirono a darsi alla fuga coprendosi con il lancio di una bomba a mano. Dionisi lasciò la moglie, Mariella Magi, di 23 anni, e la figlia Jessica di due anni e mezzo. I terroristi che parteciparono al suo omicidio vennero individuati e furono condannati a 30 anni di reclusione (poi ridotti a 25 in appello), ma ne scontarono in carcere solo 12. |
| Euro Tarsilli e Giuseppe Savastano | 21-01-1982 | Il carabinieri Euro Tarsilli con il collega Giuseppe Savastano sono ad un posto di blocco a Monteroni d’Arbia e fermano l’autobus della linea Siena-Montalcino per un controllo. Su questo stesso autobus viaggiano 7 terroristi appartenenti ai "Comunisti Organizzati per la liberazione proletaria" che hanno appena compiuto una rapina in banca alla periferia di Siena ed hanno preso l’autobus nella fuga. Nasce un conflitto a fuoco e Savastano e Tersilli muoiono, muore anche il terrorista Lucio Di Giacomo mentre il maresciallo Augusto Barna rimane ferito gravemente. Gli altri terroristi riescono a fuggire,ma sono in seguito catturati. |
| Giovanni Ceravolo | 24-01-1975 | Giovanni Ceravolo rimase vittima assieme al collega anch'esso carabiniere Leonardo Falco dell'improvvisa follia omicida di un’estremista di destra Mario Tuti che li uccise nella sua abitazione di Empoli (erano là per arrestarlo). |
| Attilio Romano commerciante Capodimonte | 24-01-2006 | |
| Guido Rossa | 24-01-1979 | E' stato un sindacalista e operaio metalmeccanico assassinato durante gli anni di piombo dal gruppo terroristico delle Brigate Rosse. Operaio di origine veneta ma genovese d'adozione, iscritto al PCI e sindacalista della CGIL all'Italsider di Genova-Cornigliano, nell'ottobre del 1978 Rossa nota un uomo intento a nascondere volantini delle B.R. dietro a un distributore di bevande. L'operaio è Francesco Berardi, che cerca di fuggire ma viene fermato dalla vigilanza della fabbrica e subito si dichiara prigioniero politico. Viene consegnato ai carabinieri e arrestato. Guido Rossa denuncia Berardi e testimonia al processo, nel quale Berardi, poi suicida in carcere, viene condannato a quattro anni e mezzo di reclusione. Per alcuni mesi il sindacato offre a Rossa una scorta, temendo una vendetta dei brigatisti, che arriva il 24 gennaio 1979. Rossa esce di casa e sale in macchina. Un commando composto da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi lo attende e gli spara uccidendolo. È la prima volta che le Brigate Rosse uccidono un iscritto al PCI e un sindacalista. La rabbia e l'indignazione è enorme. Al funerale, cui partecipano 250.000 persone, presenzia il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. L'omicidio di Rossa segna una svolta nella storia delle Brigate Rosse, che da quel momento non riusciranno più a trovare le stesse aperture nei confronti dell'organizzazione all'interno del proletariato di fabbrica. In effetti proprio per la delicatezza dell'obiettivo, le BR avevano intenzione di punire Rossa ma senza eliminarlo: Rossa doveva essere "gambizzato". |
| Antonio Casu | 25-01-1979 | Appuntato dei carabinieri, autista, viene ucciso a Genova assieme al tenete colonnello Emanuele Tuttobene dalle Br. L’azione va inquadrata nella campagna contro l’apparato antiterrostico del generale Dalla Chiesa. |
| Gian Giacomo Ciaccio | 25-01-1983 | Ucciso a Valderice mentre rientrava a casa nella notte del 25 gennaio 1983 privo di scorta e di auto blindata. Aveva quarant’anni e lasciava la moglie e tre figlie di 12, 9 e 4 anni. Tre giorni prima a Palermo l’A.N.M. si era riunita a congresso ed aveva chiesto al governo (ministro della giustizia Clelio Darida) maggiore impegno nella lotta alla mafia (si ricordi il periodo: Pio La Torre, Rosario Di Salvo, Lenin Mancuso, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Emanuele Basile, Gaetano Costa, Dalla Chiesa e sua moglie, Boris Giuliano). Come sostituto procuratore Ciaccio aveva svolto le indagini sui clan dediti al traffico di eroina, al commercio di armi, alla sofisticazione di vini, alle frodi comunitarie e agli appalti per la ricostruzione del Belice. Per primo aveva intuito la centralità di Trapani nella mappa mafiosa. La sua inchiesta sul traffico delle armi verrà ripresa da Carlo Palermo, a sua volta vittima di un attentato (2 aprile 1985). Ciaccio era la memoria storica della procura di Trapani dove lavorava dal 1971. Questa, più della vendetta, è la ragione per cui la mafia ritenne necessario ucciderlo. Il magistrato aveva colpito gli interessi delle cosche applicando senza attendismi la legge “La Torre” approvata nel settembre 1982 ed aveva individuato sin da allora il ruolo di RIINA, PROVENZANO, BAGARELLA e del clan MINORE. Aveva portato davanti alla corte di assise alcuni esponenti di questa cosca. Poco prima di essere ucciso Giacomo Ciaccio aveva rivelato che durante il processo un imputato gli aveva fatto un segno che nel linguaggio mafioso significa condanna a morte. Aveva chiesto di essere trasferito, ma nel frattempo aveva proseguito senza sosta il suo impegno, sino alla sera che precedette la sua uccisione, trascorsa nei preparativi della requisitoria che avrebbe dovuto pronunciare l’indomani. Rita Bartoli Costa, vedova di Gaetano Costa, il procuratore di Palermo ucciso dalla mafia (6 agosto 1980), ha scritto che anche Ciaccio era stato lasciato solo. |
| Mario Francese | 26-01-1979 | Francese iniziò la carriera come telescriventista dell'Ansa, successivamente passò a giornalista e scrisse per il quotidiano "La Sicilia" di Catania. Di simpatie monarchiche, nel 1958 viene assunto all'ufficio stampa dell'assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Siciliana. Nel frattempo intraprese la collaborazione con "Il Giornale di Sicilia" di Palermo. Nel 1968 si licenzia dall'ufficio stampa per lavorare a pieno nel giornale dove si occupa della cronaca giudiziaria entrando in contatto con gli scottanti temi del fenomeno mafioso. Divenuto giornalista professionista si occupò della strage di Ciaculli, del processo ai corleonesi del 1969 a Bari, dell'omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e fu l'unico giornalista a intervistare la moglie di Totò Riina, Antonietta Bagarella. Nelle sue inchieste entrò profondamente nella analisi dell'organizzazione mafiosa, delle sue spaccatture, delle famiglie e dei capi specie del corleonese legato a Luciano Liggio e Totò Riina. Fu un fervente sostenitore dell'assassinio di mafia per il caso di Cosimo Cristina. La sera del 26 gennaio 1979 venne assassinato a Palermo, davanti casa. Per l'assassinio sono stati condannati:Totò Riina, Leoluca Bagarella (che sarebbe stato l'esecutore materiale del delitto), Raffaele Ganci, Francesco Madonia, Michele Greco e Bernardo Provenzano. Le motivazioni della condanna nella sentenza d'appello furono: «Il movente dell' omicidio Francese e' sicuramente ricollegabile allo straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un'approfondita ricostruzione delle piu' complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni '70 |
| Emilio Alessandrini | 29-01-1979 | Sostituto Procuratore, ucciso da un commando di Prima Linea uccide, a Milano. L’omicidio di Alessandrini – 39 anni, sposato con un figlio – segna un’escalation del terrorismo che sembra senza fine: 10 morti nel 1976, 13 nel 1977, 35 nel 1978. L'omicidio colpisce l’opinione pubblica: Alessandrini è uno dei magistrati più stimati del Tribunale di Milano. Nel corso della sua carriera si è occupato delle inchieste più scottanti: quelle sul terrorismo di sinistra, sugli scandali finanziari legati al Banco Ambrosiano, sui servizi segreti deviati ma soprattutto quella sulla “madre di tutte le stragi”, l’attentato alla sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969. È lui, insieme ai colleghi Gerardo D’Ambrosio e Luigi Fiasconaro, a riprendere in mano nel 1972 l’inchiesta sulla strage, imboccando la pista della destra eversiva. |
| Giuseppe Campagna consigliere comunale Vittoria | 29-01-1921 | |
| Giovanni Zangara | 29-01-1919 | Dirigente contadino e assessore della giunta socialista a Corleone dove fu ucciso il 29 gennaio del 1919 |
| Carlo Ala guardia | 31-01-1980 | L'omicidio di Carlo Ala è stato un atto terroristico avvenuto a Settimo Torinese il 31 gennaio 1980, commesso dai Nuclei Comunisti Territoriali. Ala, cinquantottenne all'epoca dei fatti, sposato e con tre figlie ventenni, lavorava come guardia notturna alla Framtek, un'azienda produttrice di molle legata al Gruppo Fiat. La sera 31 gennaio Ala aveva preso servizio alla guardiola d'ingresso per il turno di notte, insieme al collega Giovanni Pegorin. Un commando di quattro persone armate attaccò la guardiola, prendendo in ostaggio i due sorveglianti, l'autista dell'autobus che aveva portato gli operai del turno e un agente di sorveglianza di un istituto privato, Mario Lutri. I quattro assaltatori immobilizzarono i sorveglianti, mentre altri due terroristi entrarono dal cancello lanciando delle molotov verso il fabbricato dove si trovava l'infermeria e i serbatoi di metano per gli altiforni di fusione dell'acciaio. Prima di fuggire, i terroristi si dichiararono "un gruppo di fuoco comunista", e aprirono il fuoco sparando dieci colpi contro Ala e Pegorin; mentre il secondo riuscì a salvarsi seppur ferito, le gravi ferite del primo causarono la morte per dissanguamento. |
| Emanuele Notarbartolo | 01-02-1893 | Nel e dal 1876 si occupa a tempo pieno del Banco di Sicilia, cercando con la sua autorità di riorganizzare il sistema bancario che era stato scosso dopo l'Unità d'Italia. Inoltre il Banco di Sicilia è sull'orlo del fallimento, e l'opera di Notarbartolo evita di far collassare l'economia siciliana. Il suo lavoro al Banco di Sicilia inizia ad inimicargli molta gente. Il consiglio della banca è composto principalmente da politici, molti dei quali legati alla mafia locale. Per di più, durante il governo Depretis, gli vengono affiancati due personaggi a lui ostili, tra cui il parlamentare Raffaele Palizzolo. Il deputato era colluso con la mafia locale da anni e le sue speculazioni avventate avevano creato non pochi screzi con Notarbartolo. Nel 1882 il marchese fu sequestrato per un breve periodo. L'1 febbraio 1893, nel tragitto in treno tra Termini Imerese e Trabia, venne ucciso con 27 colpi di pugnale da Matteo Filippello e Giuseppe Fontana, legati alla mafia siciliana. Questo caso avrebbe acceso un importante dibattito sulla situazione della mafia in Sicilia e in Italia e, soprattutto, sulla collusione tra mafia e politica, ma inizialmente nessuno osò fare nomi. Nel 1899 la camera dei deputati autorizzò il processo contro Raffaele Palizzolo come mandante dell'assassinio. Nel 1901 venne giudicato colpevole e condannato, ma nel 1905 fu assolto dalla Corte d'Assise di Firenze per insufficienza di prove, probabilmente sempre grazie ai suoi appoggi importanti. |
| Enea Codotto e Luigi Maronese | 05-02-1981 | La sera del 5 febbraio Valerio Fioravanti, il fratello Cristiano e Francesca Mambro, appartenenti ai Nuclei armati rivoluzionari, sono alla periferia di Padova nei pressi del canale Scaricatore e stanno ripescando un carico di armi che avevano precedentemente nascosto. L’auto dei Carabinieri in pattuglia li sorprende e i terroristi reagiscono immediatamente sparando. I due carabinieri Codotto e Maronese, benché feriti, ingaggiano un violento scontro a fuoco: feriscono gravemente Giuseppe Valerio Fioravanti che viene arrestato. Entrambi i carabinieri, tuttavia, muoiono sotto i colpi degli altri terroristi. |
| Paolo Paoletti | 05-02-1980 | Dirigente responsabile della produzione presso l’azienda ICMESA, viene ucciso per strada a Monza il 5 febbraio del 1980. L’attentato viene rivendicato da Prima Linea, nel quadro di quella che viene definita la 'campagna per la sanità'. |
| Renato Barborini e Luigi D’Andrea | 6-02-1977 | Era il 6 febbraio del 1977, quando a Dalmine (in provincia di Bergamo), il brigadiere Luigi D’Andrea e la guardia Renato Barborini furono barbaramente uccisi al casello autostradale dalla banda Vallanzasca. Tutto accadde molto rapidamente. La pattuglia della Stradale con D’Andrea e Barborini fu allertata da un auto che procedeva a zig zag in autostrada. Decisero quindi di appostarsi al casello di Dalmine per un controllo. Fermarono la vettura e si avvicinarono per vedere i documenti. Furono travolti da scariche di colpi. |
| Giovanni Trecroci | 07-02-1990 | Docente, vice-sindaco di Villa San Giovanni ed assessore ai lavori pubblici aveva applicato nella politica quel rigore morale e quella serietà che lo facevano amministratore apprezzato ed allo stesso tempo interprete e portatore, forse inconsapevole, dei valori propri dello scoutismo, un impegno nel sociale e nella politica inteso come servizio alla città, impegno in famiglia e nella chiesa. Veniva ucciso il 7 febbraio 1990 |
| Paolo Di Nella | 09-02-1983 | Anche attaccare manifesti sul verde pubblico può essere mortale, mortale per chi come Paolo di Nella è un attivista Nazional Popolare. Paolo di Nella muore dopo sette giorni di agonia , aggredito il 2 febbraio mentre in viale Libia a Roma (quartiere Africano), alle ore 22.45 con una ragazza attaccava dei manifesti per pubblicizzare l’esproprio di una villa che sarebbe stata utilizzata come centro sociale e culturale con ampi spazi di verde pubblico totalmente mancante nel quartiere. Fu colpito alle spalle sulla testa con delle spranghe di ferro o delle chiavi inglesi. Le ragioni di quest'assassinio sono oscure. |
| Lando Conti | 10-02-1986 | Il 10 febbraio 1986 Lando Conti fu assassinato a Firenze dalle Brigate Rosse mentre si recava ad una seduta del Consiglio comunale. Da pochi mesi aveva concluso il mandato di sindaco di Firenze che lo aveva avuto apprezzato protagonista della vita politica. Dopo due decenni il suo ricordo è ancora |
| Vittorio Bachelet | 12-02-1980 | E' stato giurista e dirigente dell'Azione Cattolica ed esponente DC. Il 12 febbraio 1980, al termine di una lezione, mentre conversava con la sua assistente Rosy Bindi, fu assassinato da un commando delle Brigate Rosse nell'atrio della facoltà di Scienze politiche della Sapienza, con sette proiettili. Due giorni dopo se ne celebrarono i funerali nella chiesa di San Roberto Bellarmino di Roma. Uno dei due figli, Giovanni, all’epoca venticinquenne, nell’orazione funebre disse: «vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri». |
| Riccardo Palma | 14-02-1978 | Magistrato dirige l’ufficio VIII della Direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena che si occupa di edilizia penitenziaria. Il mattino del 14 febbraio del1978 Riccardo Palma lascia la sua abitazione per andare al Ministero. Quando giunge alla sua auto viene colpito da una raffica di mitra ed ucciso. L’attentato viene rivendicato dalle Brigate Rosse. |
| Lino Sabbadini | 16-02-1979 | Macellaio di Mestre ucciso il 16 febbraio del 1979 per una azione di vendetta |
| Pierluigi Torregiani | 16-02-1979 | La sera del 22 gennaio 1979 è in una pizzeria a Milano con i suoi gioielli portati ad una dimostrazione televisiva, ma nel locale entrano dei rapinatori. Torregiani è minacciato, reagisce con la sua arma e ne consegue una sparatoria che conta morti e feriti. Il 16 febbraio successivo c’è un tentativo di rapina nel suo negozio, precedentemente il gioielliere è stato minacciato per l’episodio in pizzeria, e di nuovo Torregiani reagisce. Nel conflitto a fuoco che si genera muore lo stesso Torregiani ed il figlio Alberto viene ferito gravemente e rimarrà paralizzato. Lascia la moglie Elena e tre figli. L’uccisione fu compiuta dai sedicenti "Proletari Armati per il Comunismo". |
| Luigi Marangoni | 17-02-1981 | Direttore sanitario del Policlinico di Milano, venne ucciso dalla colonna Walter Alasia delle brigate rosse, il 17 febbraio 1981 mentre usciva con la macchina da casa sua, dopo aver ricevuto numerose minacce, avendo denunciato gli autori di alcuni sabotaggi all'interno della struttura ospedaliera. Oggi l'ala del Policlinico dedicata al coordinamento dei trapianti porta il suo nome. |
| Federico Del Prete | 18-02-2002 | Sindacalista italiano, ucciso dalla camorra il 18 febbraio 2002 a Casal di Principe in provincia di Caserta. Con tutta probabilità i camorristi volevano punire il suo impegno nel voler regolamentare le licenze dei venditori ambulanti tra Napoli e il Casertano. |
| Lino Ghedini | 19-02-1977 | Brigadiere della polizia stradale ucciso dal br Enzo Fontana il 19 febbraio 1977 |
| Valerio Verbano | 22-02-1980 | Inizia il suo impegno politico nel 1975 nel proprio liceo e la sua militanza è attiva, non risparmiandosi anche a rischio della sua incolumità fisica. L'uso della macchina fotografica è un altro suo interesse che utilizzerà per documentare gli avvenimenti politici dell'epoca e iniziare la sua inchiesta sui movimenti di estrema destra nella capitale. Il 22 febbraio del 1980 alle 13,00 tre giovani armati e coperti da un passamontagna entrano in casa Verbano al quarto piano di via Montebianco 114 nel quartiere Monte Sacro, dichiarando ai genitori del giovane di essere suoi amici; armati di pistole con silenziatore dopo essere entrati immobilizzano i genitori nella loro camera ed attendono Valerio dicendo di voler parlare con lui. Valerio non è ancora tornato da scuola, apre la porta di casa alle 13,30 ed è subito assalito dai tre, si verifica una colluttazione durante la quale Verbano riesce anche a disarmare uno dei tre assalitori; il ragazzo tenta di fuggire dalla finestra dell' appartamento ma è raggiunto da un colpo di pistola alla schiena che gli perfora l' intestino. |
| Rosario Scalia | 23-02-1979 | Guardia giurata in sevizio presso la Banca Agricola Milanese: i Comitati Comunisti Rivoluzionari, come attribuito successivamente in sede giudiziaria, assaltano la filiale ed uccidono la guardia. |
| Nicolò Alongi | 01-03-1920 | Dirigente del movimento contadino prizzese dai Fasci siciliani al biennio rosso e martire socialista, nasce a Prizzi il 22 gennaio 1863. Entra nell’agone politico e sindacale nel 1893 seguendo il leader del Fascio di Corleone Bernardino Verro e partecipando alla costituzione del Fascio di Prizzi assieme a Giuseppe Marò. Ma è alla ripresa delle lotte contadine d’inizio Novecento, in occasione dello sciopero agrario del 1901, che egli assume la direzione del movimento. All’impegno politico unisce quello intellettuale leggendo da contadino appena alfabetizzato i classici del socialismo e diventando corrispondente locale di diversi giornali stampati a Palermo, da “La Battaglia” a “La Riscossa Socialista” a “La Dittatura del Proletariato”. Nel primo dopoguerra realizza sul campo assieme a Giovanni Orcel, segretario della Camera del Lavoro di Palermo quell’unità di classe fra operai e contadini teorizzata da Antonio Gramsci. La mafia agraria locale e i suoi padrini politici cercano di fermarlo con le minacce e con l’uccisione del suo collaboratore Giuseppe Rumore. Ma quell’uomo di grande fede e coraggio, che aveva chiamato tre dei suoi figli Idea, Libero pensiero e Ribelle, decidono di eliminarlo uccidendolo il 29 febbraio 1920. Quell’eroe della Sicilia contadina non venne dimenticato: nel secondo dopoguerra le masse contadine prizzesi guidate da Antonio Leone ne seguirono l’esempio lottando strenuamente per l’applicazione dei decreti Gullo e per l’attuazione della Riforma agraria. Alla fine degli anni sessanta diviene l’icona politica delle nuove generazione della sinistra tradizionale e nuova. |
| Epifanio Li Puma | 02-03-1948 | Politico e sindacalista, ucciso dalla mafia. La sua vita s'è svolta essenzialmente nella sua Raffo, anche se la sua azione toccò l'intero comprensorio delle Madonie. Mezzadro di idee antifasciste alla fine della seconda guerra mondiale è stato promotore del movimento dei contadini per la riforma agraria come organizzatore sindacale (della Cgil), politico (era un esponente del Partito Socialista Italiano) e di cooperative. Di orientamento nettamente riformista era contrario ad ogni estremismo ed alle teorie rivoluzionarie. È stato barbaramente assassinato dalla mafia agraria, al soldo dei baroni, nei terreni di Alburchìa tra Petralia Soprana e Gangi. Nonostante ai suoi funerali, a Petralia Sottana, fossero stati apertamente denunciati i mandanti del suo omicidio, nessuno pagò per la sua morte. |
| Nicola Giacumbi | 06-03-1979 | La sera del 16 aprile 1980 sta rientrando a casa con la moglie Lilly Di Renna. Stanno percorrendo il tratto di strada di Corso Garibaldi per giungere al portone di casa allorchè sono assaliti da alcuni terroristi che gli sparano e che riescono ad uccidere Nicola Giacumbi. La moglie Lilly si salva per miracolo, pur sfiorata da un proiettile alla nuca. Il magistrato aveva precedentemente rifiutato la scorta per non rischiare altre vite accettando il ruolo di “facente funzioni” di procuratore della Repubblica. Lasciò la moglie Lilly ed il figlio Giuseppe di sei anni. |
| Emanuele Iurilli | 09-03-1979 | E’ figlio unico. Studente all’Istituto “Carlo Grassi”, si sta preparando all’esame di maturità per perito aeronautico. Il padre Alfredo lavora alla Fiat e la madre insegna al Santorre di Santarosa. Un commando di terroristi di “Prima Linea” composto di 7 persone sequestra il titolare di un bar di Via Millio con i famigliari. E' la bottiglieria posta nei pressi della casa della famiglia Iurilli. I terroristi, sintonizzati con la radio della polizia, attirano una volante dichiarando di aver preso un ladro d’auto. Quando l'auto arriva si innesca uno scontro a fuoco. Emanuele Iurilli sta rincasando da scuola e viene a trovarsi nella sparatoria, cerca di fuggire e, sperando di percorrere i pochi metri che lo separano da casa, si ripara dietro una Fiat 500 all'angolo tra Via Lurisia e Via Millio, ma è colpito da una pallottola. La madre dal balcone di casa, assiste sgomenta all'episodio. Raccolto agonizzante, è trasportato all'ospedale Molinette dove invano si tenta una disperata operazione per salvarlo. Su un tavolo del bar di Via Millio si trovano i volantini con le foto di Matteo Caggegi e Barbara Azzaroni uccisi dalla polizia in un bar di Via Veronese il 28 febbraio. In calce c’è scritto ”Prima Linea” e un proclama di guerra dell’organizzazione criminale. |
| Placido Rizzotto | 10-03-1948 | Nacque a Corleone, primo di sette figli, perse la madre quando era ancora bambino. In seguito all'arresto del padre, con l'accusa di far parte di un'associazione mafiosa, fu costretto ad abbandonare la scuola per occuparsi della famiglia. Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nell'esercito sui monti della Carnia, in Friuli-Venezia Giulia, con il grado di caporale prima, di caporal maggiore poi e infine di sergente. Dopo l'8 settembre si unì ai partigiani della Brigata Garibaldi come socialista. Rientrato a Corleone al termine della guerra, iniziò la sua attività politica e sindacale. Ricoprì l'incarico di Presidente dei reduci e combattenti dell'ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone. Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL. Il 10 marzo 1948 venne rapito e ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l'occupazione delle terre. |
| Giuseppe Ciotta | 12-03-1977 | Il 12 marzo del 1977 "Prima Linea" colpisce l’agente torinese della Digos, Giuseppe Ciotta. L’azione ha scopo di rappresaglia nei confronti della polizia, ritenuta responsabile della morte dello studente Francesco Lorusso. |
| Angelo Mancia | 12-03-1980 | Ucciso sotto casa da due "COMPAGNI ORGANIZZATI IN VOLANTE ROSSA" con due colpi di pistola alla schiena e un colpo di grazia alla nuca; era dipendente del "Secolo d'Italia" e segretario missino della sezione Talenti. |
| Sergio Ramelli | 13-03-1975 | Sergio Ramelli, diciannovenne all'epoca dei fatti, era uno studente di chimica industriale all' ITIS "Ettore Molinari". Era un militante dell'organizzazione giovanile del MSI Fronte della Gioventù, assassinato da un gruppo di militanti di Avanguardia Operaia il 13 marzo 1975 a Milano in Via Amedeo, alle 13.13. |
| Vittime della strage di via Fani | 16-03-1978 | A Roma, alle 9.15 del 16 marzo 1978, il giorno in cui il governo appena nominato, guidato da Giulio Andreotti, doveva presentarsi in Parlamento per ottenere la "fiducia", l'auto che trasportava Moro da casa alla Camera dei Deputati fu intercettata in via Mario Fani da un commando delle Brigate Rosse, organizzazione terroristica di estrema sinistra, che in pochi istanti portò a termine una feroce azione terroristica. In una manciata di secondi, i terroristi massacrarono i due carabinieri a bordo dell'auto di Moro Domenico Ricci e Oreste Leonardi e i tre poliziotti a bordo dell'auto di scorta Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi e sequestrarono il presidente della DC. Moro venne caricato a forza su un'auto che si allontanò rapidamente verso una direzione in quel momento ignota. Gli Omicidi e il rapimento furono rivendicati con il primo dei nove comunicati che le Brigate Rosse inviarono durante i 55 giorni del sequestro. Il 9 maggio dello stesso anno, dopo 55 giorni di detenzione, al termine di un presunto processo del popolo, sarebbe stato assassinato per mano di Mario Moretti. Il cadavere di Moro venne ritrovato il 9 maggio in una Renault 4 rossa in via Caetani, in pieno centro di Roma. |
| Girolamo Minervini | 18-03-1980 | Magistrato si impegna profondamente nella sua attività: dalla Procura generale della Cassazione al Consiglio superiore della Magistratura fino ad assumere l’incarico di Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena il 17 marzo 1980. Il 18 marzo 1980, a Roma, viene ucciso da un terrorista mentre viaggia sull’autobus che lo sta portando al lavoro. L’assassino, compiuta l’uccisione, si fa largo tra i passeggeri continuando a sparare e ne ferisce tre. Lascia la moglie Orietta, il figlio Mauro e la figlia Ambra. |
| Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci | 18-03-1978 | Dopo un pomeriggio con gli amici, verso le 19.30 i due ragazzi si incontrano alla Crota Piemunteisa di via Leoncavallo, uno dei luoghi di ritrovo abituale dei giovani del centro sociale. Nella sala biliardo - lo diranno poi vari testimoni -, ci sono quella sera tre giovani che nessuno aveva mai visto prima. Fausto e Iaio si ritrovano, per andare a cenare a casa Tinelli, come ogni sabato sera e come tutti sanno. Danila Tinelli ha preparato il risotto. Sarebbero tornati al centro alle 21 per assistere al concerto di blues. All'altezza di via Mancinelli qualcosa li attira all'interno della via dove sono ferme alcune persone. C'e' uno scambio di battute tra Fausto, Iaio e gli altri in attesa: l'ipotesi più realistica, quindi, e' che almeno uno degli attentatori conoscesse almeno uno dei due giovani. Partono dei colpi, Lorenzo muore subito, Fausto agonizzerà fino all'arrivo dell'autoambulanza e morirà durante il trasporto all'ospedale. |
| Marco Biagi | 19-03-2003 | Marco Biagi è stato economista e giurista nonché professore universitario e consulente del Ministero del Lavoro. Prima di morire, Marco Biagi aveva scritto cinque lettere in cui si diceva preoccupato per le minacce che riceveva. Il testo delle lettere, indirizzate al presidente della camera Pierferdinando Casini, al ministro del lavoro Roberto Maroni, al sottosegretario al lavoro Maurizio Sacconi, al prefetto di Bologna ed al direttore generale di Confindustria Stefano Parisi sono state pubblicate dal quindicinale "Zero in condotta" e poi riportate da Repubblica. Il 19 marzo 2002 venne ucciso, a 51 anni, dalle Nuove BR, in un agguato a Bologna sotto casa sua mentre rientrava verso le ore 20. Al professore il Ministero dell'Interno (in quel periodo diretto dal Ministro Claudio Scajola, di Forza Italia) aveva tolto la scorta che Marco Biagi aveva chiesto di tenere solo pochi mesi prima, proprio per timore di attentati da parte dell'estremismo di sinistra. I colpevoli stessi ammisero che avevano deciso di colpire proprio lui in quanto era un personaggio di grande visibilità e allo stesso tempo facile da colpire perché poco protetto. Il ministro Scajola fu costretto alle dimissioni, in seguito alle polemiche conseguenti all'attentato, in particolare dopo aver dichiarato, in presenza di giornalisti durante una visita di Stato a Cipro, che Marco Biagi "Era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza". |
| Peppe Diana | 19-03-1994 | Sacerdote, ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 nella sacrestia della chiesa di cui era parroco, a Casal di Principe, nell'agro aversano. Si stava preparando a celebrare la messa, quando quattro proiettili ne hanno spento per sempre la voce terrena. Una voce che predicava e denunciava, che ammoniva ma sapeva anche sostenere. Che sapeva uscire dalla sacrestia e scendere dall'altare per andare incontro alle persone, rinnovando un'autentica comunione. |
| Guido Galli | 19-03-1980 | Magistrato, docente di criminologia, viene ucciso, al termine della sua lezione, da un commando di Prima Linea nel corridoio del secondo piano dell’Università davanti all’Aula Magna. I terroristi, quattro o cinque, lo uccidono con tre colpi di pistola alla schiena. Lascia la moglie Bianca e cinque figli: Alessandra, Carla, Giuseppe, Paolo e Riccardo. |
| Ligio Giorgieri | 20-03-1987 | Il generale Giorgieri percorre con l’auto di servizio via del Fontanile Arenato a Roma per rientrare a casa la sera. Un commando dell’Unione Comunisti Combattenti gli spara cinque colpi, uccidendolo. L’autista Narcelli, militare di leva, rimane illeso. Giorgieri lascia la moglie Giorgia Pellegrini e la figlia Luisa Gioia Giorgieri, deceduta il 13 maggio 1994 per un tumore. Il generale aveva subito intorno al 9 o 10 Dicembre 1986 un attentato andato a vuoto nei pressi del luogo dell’effettivo successivo omicidio e da tempo aveva inoltrato richiesta di protezione a mezzo scorta o macchina blindata, ma gli era stata negata. |
| Carmine Pecorelli | 20-03-1979 | Giornalista, avvocato e scrittore, meglio conosciuto come Mino Pecorelli, che nell'ambito del giornalismo si occupò d'indagine politica e sociale. La sera del 20 marzo 1979 fu ucciso nel quartiere Prati di Roma, poco lontano dalla redazione del suo giornale, con quattro colpi di una pistola calibro 7,65. I proiettili trovati nel suo corpo sono molto particolari, della marca Gevelot, assai rari sul mercato (anche su quello clandestino), ma dello stesso tipo di quelli che sarebbero poi stati trovati nell'arsenale della Banda della Magliana nascosto nei sotterranei del Ministero della Sanità. L'indagine aperta all'indomani del delitto coinvolse nomi come Massimo Carminati (esponente dei Nuclei Armati Rivoluzionari e della Banda della Magliana), Licio Gelli, Antonio Viezzer, Cristiano e Valerio Fioravanti, tutti poi prosciolti il 15 novembre 1991. La supposta relazione tra l'omicidio Moro e quello di Pecorelli, teoria che attualmente gode del maggior credito, venne fuori solo più tardi. Il pentito Tommaso Buscetta, interrogato dai magistrati di Palermo, parlò per la prima volta dei rapporti tra politica e mafia e raccontò, tra le altre cose, di aver saputo dal boss Gaetano Badalamenti che l’omicidio Pecorelli sarebbe stato compiuto nell’interesse di Giulio Andreotti. |
| Claudio Graziosi | 23-03-1977 | L’agente Graziosi è sull’autobus e riconosce tra i passeggeri Maria Pia Vianale, militante dei Nuclei Armati proletari ed evasa dal carcere a gennaio. Si avvicina per arrestarla, ma un altro terrorista che la accompagna spara all’agente Graziosi uccidendolo e poi si allontanano in fuga. |
| Carmelo Battaglia | 24-03-1966 | Il suo delitto rappresentò il 13° anello di una lunga catena di sangue che dalla metà degli anni ’40 fino alla metà degli anni ’60, furono consumati in Sicilia ai danni del movimento contadino e dei suoi dirigenti. Ma, a differenza delle altre vittime, Carmelo Battaglia sindacalista era stato assassinato perché si era apertamente, e legalmente, ribellato all’ordine costituito, promuovendo, nel suo paese, un movimento organizzato di contadini e pastori, ed era stato tra i soci fondatori della cooperativa agricola «Risveglio Alesino» di Tusa, costituita nel 1945 per partecipare alle lotte per la terra. |
| Alessandro Floris | 26-03-1971 |
A Genova due terroristi del Gruppo XXII Ottobre compiono una rapina ai
danni dell'Istituto Autonomo Case Popolari (IACP), quando Alessandro
Floris, dipendente con mansioni di fattorino portavalori, reagisce tenta
di afferrare uno dei rapinatori che stanno fuggendo con il motorino,
aggrappandosi alla sua caviglia. Questi si gira, pistola in pugno,
prende la mira e spara, mentre un cittadino fotografa la raccapricciante
scena (la foto farà il giro del mondo): Floris è colpito a morte e
s'accascia in una pozza di sangue. Nel corso della fuga sulla Lambretta, i due terroristi vengono raggiunti da inseguitori occasionali, poi si dividono e uno viene fermato poco dopo da due brigadieri. Mentre l'altro sarà individuato dagli inquirenti anche grazie al fotografo amatoriale e verrà arrestato a Milano nel 1972, in un appartamento dei GAP. |
| Ezio Tarantelli | 27-03-1985 | E' ucciso a Roma da un commando di terroristi mentre sale sulla sua auto davanti all’Università al termine della sua lezione. Il gruppo lascia la rivendicazione sotto il tergicristalli dell’auto: è a firma delle Brigate Rosse e Tarantelli viene indicato come “uno dei principali responsabili dell’attacco al salario operaio” in quanto consulente CISL ed in riferimento all’accordo tra governo e sindacati sul taglio dei punti di contingenza. |
| Calogero Colajanni guardia giurata Corleone | 28-03-1945 | |
| Italo Schettini | 29-03-1979 | Avvocato è consigliere provinciale della Democrazia Cristiana: alcuni terroristi lo attendono sul portone del suo studio e lo uccidono con alcuni colpi di pistola. L’attentato viene rivendicato dalle Brigate Rosse. |
| Cataldo Tandoy | 30-03-1960 | Era capo della squadra mobile agrigentina, venne ucciso una sera del 30 marzo del 1960, mentre era a passeggio con Leila Motta, la bella e giovane moglie. Scava, scava, dietro al delitto dichiarato in un primo momento "passionale" c’è un’accorta regia di mafia. |
| Giovanni Amendola | 01-04-1926 | Studente liceale e universitario, corrispondente del quotidiano Corriere della Sera; simpatizza per il Partito Liberale, allora influente. Eletto deputato nel 1919 per il collegio di Salerno; avvocato, nel '22 è tra i fondatori del quotidiano Il Mondo che contrasta il nascente fascismo. Con Francesco Saverio Nitti organizza il Partito democratico italiano, divenendo successivamente ministro delle colonie. Affermatosi il fascismo, lascia la compagine governativa passando all'opposizione costituzionale della quale, nel 1923, diviene il leader riconosciuto e autorevole. Alla Camera dei deputati si schiera contro la nuova legge elettorale proposta da Mussolini e da Acerbo; il 26 settembre, dopo ripetute minacce, viene aggredito e bastonato a Roma da una squadra fascista. Nel 1924 è eletto deputato nello schieramento antifascista. L'anno successivo viene picchiato gravemente a Roma e poco dopo nuovamente fra Montecatini e Pistoia. Riporta molte ferite, dalle quali non si riprenderà più. Trasportato a Parigi, in ospedale, muore a Cannes nell'aprile del 1926 |
| Calogero Cangelosi | 02-04-1948 | Si ostinava ad organizzare i contadini per rivendicare l'applicazione dei decreti Gullo sulla nuova ripartizione dei prodotti agricoli (il 60% ai contadini e il 40% ai padroni) e sulla concessione alle cooperative contadine delle terre incolte o malcoltivate degli agrari. A don Serafino Sciortino e agli altri grossi proprietari terrieri del paese non andava giù che qualcuno provasse a mettere in discussione il loro potere e le loro ricchezze. E diedero quell'ordine di morte, che Vanni Sacco e i suoi picciotti eseguirono la sera del 1° aprile 1948, mentre il sindacalista e quattro suoi compagni stavano rincasando. Colpito alla testa e al petto dai colpi di mitra, Cangelosi cadde per terra, spirando all'istante. Dei contadini che l'accompagnavano, Vito Liotta e Vincenzo Di Salvo furono feriti gravemente, mentre rimasero miracolosamente illesi Giacomo Calandra e Calogero Natoli. Cangelosi fu il 36° sindacalista siciliano a cadere sotto il piombo della mafia. |
| Vittime della strage di Pizzolungo (Trapani) | 02-04-1985 | Era il 2 aprile 1985. Obiettivo dell’attentato era il sostituto procuratore di Trapani, Carlo Palermo: era per lui l’autobomba posizionata sul ciglio della strada che da Pizzolungo conduce a Trapani. Trasferitosi nel febbraio di quell’anno dalla Procura di Trento, dove si era distinto per alcune indagini importanti sul traffico d’armi e di stupefacenti, in poche settimane di lavoro si era guadagnato una condanna a morte dalla mafia. Una tragica fatalità, però, lo salvò: la sua auto incontrò lungo il tragitto l’utilitaria guidata da Barbara Asta e la superò proprio nel punto in cui i sicari avevano posizionato la vettura con l’esplosivo. Noncuranti dell’ostacolo imprevisto, gli assassini premettero comunque il pulsante, sperando di raggiungere l’obiettivo: la mafia non dà alcun valore alla vita umana, specie a quella di chi costituisce un intralcio alla realizzazione dei suoi interessi. Carlo Palermo fu solo ferito, mentre la mamma e i gemellini Salvatore e Giuseppe, di sei anni fecero da scudo e furono dilaniati, tutti travolti e uccisi dalla violenza di Cosa Nostra, in quella che viene ricordata come “la strage di Pizzolungo”. |
| Giuseppe Pisciuneri | 10-4-1980 |
Giuseppe Pisciuneri, agente di polizia privata, ex-carabiniere è ucciso da due appartenenti delle Ronde Proletarie con un pistola che era stata sottratta all'agente. |
| Lorenzo Cotugno | 11-04-1978 | Agente di custodia dal marzo 1968, ha iniziato la carriera a Palermo, nel 1971 è stato trasferito a Torino alle “Nuove” e si è sposato con Franca. Aveva chiesto ed ottenuto il trasferimento in Sicilia che si sarebbe già dovuto effettuare al momento dell'assassinio. Lorenzo Cutugno esce alle 7.30 del mattino dalla sua abitazione per recarsi al lavoro alle carceri “Nuove”. I terroristi lo stanno aspettando, sono un uomo e una donna e sul portone di casa gli sparano tutto il caricatore di 7 colpi. Nonostante le ferite Cutugno riesce a reagire e trascinandosi fuori riesce a sparare 7 colpi ferendo l’uomo alla schiena. Un terzo terrorista, che attende in auto, si porta alle sue spalle, spara fulmina Cotugno con 2 proiettili. L’uccisione dell’agente è preceduta da una serie di minacce culminate nel rogo della sua auto rivendicato dai Nuclei proletari comunisti. Lorenzo Cutugno lascia la moglie Franca Sabiano di 29 anni e la figlia Daniela di soli 4 anni. Il terrorista ferito da Cotugno è Cristoforo Piancone che viene lasciato dai complici al pronto soccorso all’astanteria Martini, si dichiara prigioniero politico e non vuole dire altro. |
| Antonio Marino | 12-04-1973 | Viene indetta per il giorno 12 aprile 1973 una manifestazione dal Movimento Sociale italiano con comizio, ma la Questura la vieta. Tuttavia gli organizzatori decidono di guidare una manifestazione verso la Prefettura e durante il corteo due giovani dell’estrema destra, Vittorio Loi e Maurizio Morelli, lanciano bombe a mano contro la polizia. Una delle bombe colpisce in pieno l’agente Antonio Marino del 3° reparto Celere, uccidendolo sul colpo. |
| Giuliano Guazzelli | 14-04-1992 | Soprannominato il "mastino" per la sua abilità di investigatore, il maresciallo Guazzelli in venti anni di indagini tra Palermo e Agrigento era diventato un esperto del fenomeno mafioso e dei rapporti mafia, politica e affari. In particolare si era occupato della cosiddetta "Stidda", organizzazione mafiosa parallela e talvolta in competizione con Cosa Nostra nell'agrigentino. Aveva lavorato, appena assegnato a Palermo, a fianco del colonnello Giuseppe Russo. Nell'agrigentino aveva indagato sulla strage di Porto Empedocle. Fu assassinato il 4 aprile 1992 sulla strada Agrigento-Menfi sulla sua auto Fiat Ritmo da quattro killer armati di mitra e fucili a pompa, alcuni dei quali saranno in seguito arrestati in Germania. Nel processo di primo grado, quattro dei presunti sicari (Gaetano Puzzangaro, Diego Provenzani, Gioacchino Di Rocco e Ignazio Alotto) sono stati condannati all'ergastolo. |
| Roberto Ruffilli politico Forlì | 16-04-1988 | |
| Andrea Campagna polizia di Stato Milano | 19-04-1976 | |
| Francesco Di Cataldo polizia penitenziaria Milano | 20-04-1978 | |
| Luigi Carbone polizia di Stato Napoli | 27-04-1981 | |
| Raffaele Del Cogliano avvocato Napoli | 27-04-1982 | |
| Fulvio Croce avvocato Torino | 28-04-1977 | |
| Enrico Padenovi politico Milano | 29-04-1976 | |
| Enrico Pedenovi consigliere provinciale Milano | 29-04-1976 | |
| Pio La Torre politico Palermo | 30-04-1982 | |
| Vittime della strage di Portella della Ginestra cittadini Portella della Ginestra(Palermo) | 01-05-1947 | |
| Gennaro Musella imprenditore Reggio Calabria | 03-05-1982 | |
| Emanuele Basile carabiniere Monreale | 04-05-1980 | |
| Cosimo Crisitina giornalista Termini Imerese | 05-05-1960 | |
| Pietro Scaglione magistrato Palermo | 05-05-1971 | |
| Giuseppe Impastato politico Cinisi | 08-05-1978 | |
| Giovanni Bonsignore pubblico funzionario Palermo | 9-05-1990 | |
| Aldo Moro politico Roma | 09-05-1978 | |
| Alfredo Albanese polizia di Stato Venezia | 12-05-1980 | |
| Massimo De Carolis avvocato Milano | 15-05-1975 | |
| Salvatore Carnevale sindacalista Sciara | 16-05-1955 | |
| Gaetano Guarino sindaco Favara | 16-05-1946 | |
| Lorenzo Panepinto maestro elementare S. Stefano Quisquina | 16-05-1911 | |
| Luigi Calabresi polizia di Stato Milano | 17-05-1972 | |
| Massimo D’Antona economista Roma | 20-05-1999 | |
| Eros Robbiani impiegato Milano | 22-05-1986 | |
| Rocco Di Cillo polizia di Stato Capaci | 23-05-1992 | |
| Giovanni Falcone magistrato Capaci | 23-05-1992 | |
| Antonio Montanari polizia di Stato Capaci | 23-05-1992 | |
| Francesca Morvillo magistrato Capaci | 23-05-1992 | |
| Vito Schifani polizia di Stato Capaci | 23-05-1992 | |
| Santi Milisenna politico Enna | 27-05-1944 | |
| Vittime della strage di via Georgofili cittadini Firenze | 27-05-1993 | |
| Vittime della strage di piazza della Loggia cittadini Brescia | 28-05-1974 | |
| Walter Tobagi giornalista Milano | 28-05-1980 | |
| Vittime della strage di Peteano cittadini Peteano di Sagrado | 31-05-1972 | |
| Antonio Chionna carabiniere Martinafranca | 03-06-1980 | |
| Giovanni D’Alfonso carabiniere Acqui Terme | 05-06-1975 | |
| Antonio Santoro polizia penitenziaria Udine | 06-06-1978 | |
| Nunzio Passafiume sindacalista Trabia | 07-06-1945 | |
| Francesco Coco magistrato Genova | 8-06-1976 | |
| Sebastiano Bonfiglio sindaco Erice | 11-06-1922 | |
| Giacomo Matteotti politico Roma | 11-06-1924 | |
| Mario D’Aleo carabiniere Palermo | 13-06-1983 | |
| Graziano Giralucci rappresentante Padova | 17-06-1974 | |
| Sebastiano Vinci polizia di Stato Roma | 19-06-1981 | |
| Antonio Esposito polizia di Stato Genova | 21-06-1978 | |
| Mario Amato magistrato Roma | 23-06-1980 | |
| Antonio Galluzzo polizia di Stato Roma | 24-06-1982 | |
| Bruno Caccia magistrato Torino | 26-06-1983 | |
| Vittime della strage di Ustica cittadini Ustica (Palermo) | 27-06-1980 | |
| Pino Camilleri sindaco Naro | 28-06-1946 | |
| Vittime della strage di Ciaculli cittadini Ciaculli (Palermo) | 30-06-1963 | |
| Costantino Stella sacerdote Resuttano | 06-07-1919 | |
| Giuseppe Taliercio dirigente d’azienda Venezia | 06-07-1981 | |
| Carlo Favella attivista politico Salerno | 07-07-1972 | |
| Giorgio Ambrosoli avvocato Milano | 12-07-1979 | |
| Bartolomeno Mana vigile urbano Torino | 13-07-1979 | |
| Antonio Varisco carabiniere Roma | 13-07-1979 | |
| Felice Maritano carabiniere Milano | 15-07-1974 | |
| Valerio Renzi carabiniere Lissone | 16-07-1982 | |
| Luigi Carluccio polizia di Stato Como | 17-07-1981 | |
| Carmine Civitate barista Torino | 18-07-1979 | |
| Paolo Borsellino magistrato Palermo | 19-07-1992 | |
| Paolo Bongiorno sindacalista Lucca Sicula | 20-07-1960 | |
| Boris Giuliano polizia di Stato Palermo | 21-07-1979 | |
| Vittime della strage di Gioia Tauro cittadini Gioia Tauro | 22-07-1970 | |
| Vittorio Occorsio magistrato Roma | 24-07-1976 | |
| Giovanni Lizzio polizia di Stato Catania | 27-07-1992 | |
| Vittime della strage di via Palestro cittadini Milano | 27-07-1993 | |
| Giuseppe Montana polizia di Stato Porticello | 28-07-1985 | |
| Rocco Chinnici magistrato Palermo | 29-07-1983 | |
| Santo Lanzafame carabiniere Cagliari | 31-07-1981 | |
| Vittime della strage di Bologna cittadini Bologna | 02-08-1980 | |
| Vittime della strage dell’ Italicus cittadini linea ferroviaria Roma-Brennero | 04-08-1974 | |
| Ninni Cassarà polizia di Stato Palermo | 06-08-1985 | |
| Gaetano Costa magistrato Palermo | 06-08-1980 | |
| Andrea Raia politico Casteldaccia | 06-08-1944 | |
| Mario De Marco polizia di Stato Salerno | 08-08-1982 | |
| Antonio Scopelliti magistrato Roma | 09-08-1991 | |
| Paolo Giaccone medico legale Palermo | 11-08-1982 | |
| Vito Lipari sindaco Castelvetrano | 12-08-1980 | |
| Giuseppe Spagnolo politico e sindacalista Cattolica Eraclea | 13-08-1955 | |
| Luigi De Gennaro e Palmerio Ariu carabinieri Selva dei Molini | 16-08-1965 | |
| Giuseppe Russo carabiniere Palermo | 20-08-1977 | |
| Giovanni Minzoni sacerdote Argenta | 23-08-1923 | |
| Antonio Bandiera polizia di Stato Salerno | 26-08-1982 | |
| Calogero Di Bona polizia penitenziaria Palermo | 28-08-1979 | |
| Libero Grassi imprenditore Palermo | 29-08-1991 | |
| Francesco Cusano polizia di Stato Biella | 01-09-1976 | |
| Antonio Mancino carabiniere Quarto Mulino di San Giuseppe Jato | 02-09-1943 | |
| Carlo Alberto Dalla Chiesa prefetto Palermo | 03-09-1982 | |
| Antonio Niedda polizia di Stato Ponte di Brenta | 4-09-1975 | |
| Eriberto Volgger guardia di finanza Malga Sasso | 9-09-1966 | |
| Agostino D’Alessandro sindacalista Ficarazzi | 11-09-1945 | |
| Alberto Giacomelli magistrato Trapani | 14-09-1988 | |
| Pino Puglisi sacerdote Palermo | 15-09-1993 | |
| Mauro De Mauro giornalista Palermo | 16-09-1970 | |
| Calogero Cicero e Fedele De Francisca carabinieri Palma di Montechiaro | 18-09-1945 | |
| Francesco Rucci polizia penitenziaria Milano | 19-09-1981 | |
| Rosario Livatino magistrato Caltanissetta | 21-09-1990 | |
| Giuseppe Rumore sindacalista Prizzi | 22-09-1919 | |
| Giancarlo Siani giornalista Napoli | 23-09-1985 | |
| Antonio Saetta magistrato Palermo | 25-09-1988 | |
| Cesare Terranova magistrato Palermo | 25-09-1979 | |
| Mauro Rostagno attivista Saman Trapani | 26-09-1988 | |
| Piero Coggiola dirigente d’azienda Torino | 28-09-1978 | |
| Roberto Crescenzio studente Torino | 01-10-1977 | |
| Paolo Mirmina sindacalista Noto | 03-10-1920 | |
| Benito Atzei carabiniere Corio Canavese | 08-10-1982 | |
| Antonino Scuderi consigliere comunale Paceco | 09-10-1920 | |
| Vito Jevolella carabiniere Palermo | 10-10-1981 | |
| Girolamo Tartaglione | 10-10-1978 |
Magistrato, direttore generale degli Affari penali Roma, 10 ottobre 1978. E’ ucciso mentre sta imboccando le scale di casa rientrando dal ministero di Grazia e Giustizia. Girolamo Tartaglione è magistrato, sostituto procuratore della repubblica a Napoli, percorre una brillante carriera in magistratura e arrivato a 65 anni rifiuta il pensionamento per continuare a lavorare come Direttore generale degli Affari penali. Le Brigate Rosse ne rivendicano l’uccisione con un volantino recapitato alla sede romana del Corriere della Sera. |
| Francesco Imposimato | 11-10-1983 |
Sindacalista, fratello del giudice Ferdinando Imposimato fu ucciso a Napoli, insieme alla moglie nel 1983, per una vendetta trasversale contro il fratello, allora magistrato che stava indagando a Roma su Cosa Nostra e sulla banda della magliana. Il killer, Antonio Ligato, è stato tradito solo da un neo sulla guancia e dalla forma particolare di un orecchio, altrimenti l'omicidio sarebbe rimasto senza resposabile. |
| Alfredo Paolella docente Napoli | 11-10-1978 | |
| Luciano Nicoletti contadino Corlone | 14-10-1905 | |
| Giovanni Orcel sindacalista Palermo | 14-10-1920 | |
| Francesco Fortugno politico Locri | 16-10-2007 | |
| Carlo Buonantouno e Vincenzo Tumminello polizia di Stato Milano | 19-10-1981 | |
| Franco Straullu polizia di Stato Roma | 21-10-1981 | |
| Giuseppe Lombardi, Armando Femiano e Gianni Mussi | 22-10-1975 | Vengono uccisi durante un conflitto a fuoco nello svolgimento di una operazione di Polizia Giudiziaria. Nella sparatoria viene ferito gravemente anche Giovambattista Crisci. Gianni Mussi, brigadiere, aveva 30 anni, Armando Fermiano, appuntato, 47 e Giuseppe Lombardi 54 che lascia la moglie, la figlia Nadia e il figlio Angelo Michele; da segnalare tra l'altro che quest'ultimo sopravvisse all'esperienza dei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale. Tutti e tre sono stati insigniti della medaglia d'oro al valor civile. Ringrazio Angelo Michele Lombardi, figlio di una delle vittime, per la gentile collaborazione affinché le informazioni pubblicate fossero più rispondenti alla realtà. |
| Bruno Lucchesi polizia di Stato Montecatini | 23-10-1976 | |
| Giuseppe Monticciolo sindacalista Trapani | 27-10-1920 | |
| Bernardino Verro sindaco di Corleone Corleone | 03-11-1915 | |
| Sebastiano Bosio medico Palermo | 06-11-1981 | |
| Mimmo Beneventano consigliere comunale Ottaviano | 07-11-1980 | |
| Fedele Calvosa magistrato Pratica | 08-11-1978 | |
| Gaetano Giordano commerciante Gela | 10-11-1992 | |
| Vittime della strage di via Ponticelli cittadini Napoli | 12-11-1989 | |
| Eleno Viscardi polizia di Stato Milano | 13-11-1981 | |
| Calogero Zucchetto polizia di Stato Palermo | 14-11-1982 | |
| Sergio Bazzega polizia di Stato Sesto San Giovanni | 15-11-1976 | |
| Luciano Milani carabiniere Bardi | 19-11-1979 | |
| Vittorio Battaglini e Mario Tosa carabinieri Genova | 21-11-1979 | |
| Gelsomina Verde operaia Napoli | 21-11-2004 | |
| Mauro Brutto giornalista Milano | 25-11-1978 | |
| Giuseppe Scalia sindacalista Cattolica Eraclea | 25-11-1945 | |
| Ezio Lucarelli carabiniere Milano | 26-11-1980 | |
| Domenico Taverna polizia di Stato Roma | 27-11-1979 | |
| Giuseppe Filippo polizia di Stato Bari | 28-11-1979 | |
| Manfredo Mazzanti dirigente d’azienda Milano | 28-11-1980 | |
| Carlo Casalegno giornalista Torino | 29-11-1977 | |
| Giuseppe Puntarello politico Ventimiglia | 4-12-1945 | |
| Andrea Lombardini | 05-12-1974 | Brigadiere dell'Arma dei Carabinieri, viene ucciso a Milano il cinque dicembre del 1974 durante i preparativi per una rapina ad uno zuccherificio di Argelato (BO). Le indagini puntano immediatamente verso l'area dell'autonomia operaia bolognese. Il 9 viene trovato impiccato in carcere Bruno Valli, uno dei presunti rapinatori. I fatti di Argelato e il dibattito che ne consegue segnano profondamente il movimento bolognese. |
| Domenico Porciello | 05-12-1981 | Domenico Porciello brigadiere dell'Arma dei Carabinieri muore a seguito di un conflitto a fuoco a Roma, il cinque dicembre del 1981 per mano dei sedicenti nuclei armati rivoluzionari. |
| Romano Radici | 6-12-1981 | Romano Radici, carabiniere, si trova nei pressi della Piramide Cestia (Roma) e sta procedendo alla identificazione di due giovani quando viene ucciso da uno dei due a colpi di pistola. E' il dicembre del 1981, l’uccisione viene rivendicata dai nuclei armati rivoluzionari. |
| Ciro Capobianco | 7-12-1981 | Nel dicembre del 1981, il giovane agente Ciro Capobianco è in servizio presso la Polizia di Stato da soli due mesi: sulla via Flaminia, alle porte di Roma, un gruppo di neofascisti ingaggia uno scontro a fuoco con una pattuglia della polizia: nella sparatoria viene ferito gravemente e morirà dopo due giorni in ospedale. E’ ferito nello stesso conflitto il militante dei Nar Alessandro Alibrandi, figlio di un noto magistrato e l’agente di polizia Salvatore Barbuto: il gruppo dei terroristi riesce comunque a fuggire a bordo di un’auto. |
| Marino Romiti polizia di Stato Roma | 7-12-1979 | |
| Gaetano Giordano | 10-12-1992 |
La sua colpa? Si rifiutò di pagare il pizzo! Disse di no a quella organizzazione criminale che anni fa teneva in mano, non solo il controllo economico della città di Gela, ma anche l’egemonia culturale e politica. Il suo no gli costò 5 colpi di pistola sotto casa il 10 dicembre del 1992. |
| Marcello Torre | 11-12-1980 |
Nel 1980 fu eletto sindaco di Pagani: il 23 novembre dello stesso anno il paese fu colpito dal terremoto dell'Irpinia, e Torre si oppose da subito alle infiltrazioni camorristiche nelle procedure di assegnazione dei primi appalti di ricostruzione, dichiarando apertamente le intromissioni. Venne ucciso l'11 dicembre 1980, mentre usciva di casa. Per l'omicidio la Corte di Assise di Appello di Salerno il 10 dicembre 2001 ha condannato all'ergastolo il camorrista Raffaele Cutolo come mandante del delitto (assolto in primo grado), sentenza confermata dalla Corte di Cassazione il 4 giugno 2002. I giudici condannarono a 17 anni di reclusione Francesco Petrosino, uno dei killer del commando che uccise Torre. Rosetta Cutolo fu invece scagionata. |
| Vittime della strage di piazza Fontana (Milano) | 12-12-1969 |
La strage di Piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico avvenuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano, quando, alle 16:37, una bomba esplose nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana, provocando la morte di sedici persone ed il ferimento di altre ottantotto. Per la sua gravità e rilevanza politica, tale strage ha assunto in primario rilievo storico. Una seconda bomba fu rinvenuta nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, fortunatamente inesplosa, e fu fatta brillare subito dopo, senza eseguire, come prassi, alcun rilievo su di essa e distruggendo in tal modo elementi probatori di fondamentale importanza per risalire all'origine dell'esplosivo e a chi avesse preparato gli ordigni. |
| Prisco Palumbo | 14-12-1976 |
Palumbo aveva 24 anni quando in servizio di scorta a un dirigente dell'antiterrorismo è stato ucciso, il 14 dicembre 1976, da una raffica di mitra mentre era alla guida della propria autovettura. Nel corso della sparatoria perse la vita anche il terrorista Martino Zicchitella e rimasero feriti il funzionario dell'antiterrorismo preso di mira dai criminali e l'altro agente di scorta. Le indagini della Digos della questura di Roma permisero di individuare i responsabili appartenenti al cosidetto "Nucleo armato 29 ottobre" che vennero arrestati e condannati all'ergastolo. |
| Vittorio Padovani | 15-12-1976 |
Vicequestore, rimane ucciso il 15 dicembre del 1970 a Milano, in uno scontro a fuoco tra scontro a fuoco tra Brigate Rosse e Polizia di Stato assieme a lui perdono la vita anche il maresciallo Sergio Bezzega e il brigatista rosso Walter Alasia. |
| Giuseppe Pinelli | 15-12-1969 |
Giuseppe Pinelli è stato un anarchico e ferroviere italiano, animatore del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa. Morí a Milano in circostanze misteriose il 15 dicembre 1969. Nel mese di novembre del 1966 già militante anarchico, diede appoggio a Gennaro De Miranda, Umberto Tiboni, Gunilla Hunger, Tella e altri ragazzi del giro dei cosiddetti capelloni per stampare le prime copie della rivista Mondo Beat nella sezione anarchica "Sacco e Vanzetti" di via Murilio. Le circostanze della sua morte, ufficialmente attribuita ad un malore, hanno destato sospetto a causa di alcune circostanze legate ai momenti del tutto eccezionali vissuti nel capoluogo lombardo a seguito della strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Una parte dell'opinione pubblica ha avanzato il sospetto che Pinelli sia stato assassinato e che le indagini siano state condotte con metodi poco ortodossi ed in modo non imparziale. Tuttavia, l'inchiesta conclusa nel 1975 dal giudice istruttore Gerardo D'Ambrosio ha escluso l'ipotesi dell'omicidio, giudicandola assolutamente inconsistente. Il caso ha suscitato una polemica politica intrisa di vibrante animosità tanto da parte di coloro che sostengono la tesi dell'omicidio, quanto da parte delle autorità, ed è peraltro assai arduo isolare la polemica riguardante questo caso da quelle relative, fra l'altro, alla strage di piazza Fontana, alla cosiddetta strategia della tensione, al cosiddetto stragismo di stato, alla repressione dei circoli anarchici italiani ed all'assassinio del commissario Calabresi. |
| Salvatore Porceddu | 15-12-1978 |
Salvatore Porceddu entrò in polizia nel 1976 alla scuola di P.S. di Piacenza e venne poi trasferito a Torino. Tra l'altro era compagno di camera di Salvatore Lanza alla caserma Valdocco. Fu una delle vittime del terrorismo negli anni di piombo: aveva solo 20 anni. Nella notte del 15 dicembre, Salvatore, insieme a Salvatore Lanza, è di guardia in un pulmino sotto il muro di cinta delle carceri "Nuove" di Torino. All'alba una Fiat 127 rossa arriva con tre giovani a bordo: una raffica di mitra e poi due colpi di lupara. Un'azione rapidissima, i colleghi di guardia sulle mura del carcere e presso una vicina caserma, vedono solo la vettura in fuga. Lanza e Porceddu muoiono poco più che vent'enni. |
| Giuseppe Borsellino | 17-12-1992 | Comincia a lavorare molto presto per far fronte alle necessità economiche che poteva avere una normale famiglia di quel periodo. Si sposa a 18 anni con Calogera Pagano, sua coetanea. Dal loro matrimonio nasceranno tre figli, Antonella, Paolo e Pasquale. Dopo vari lavori andati più o meno bene, si dedica alla sua ultima professione: diventa un piccolo imprenditore-operaio che gestisce una piccola impresa di calcestruzzo assieme al figlio Paolo. Il passo è fatale: il mercato imprenditoriale della zona deve essere sotto controllo mafioso, e un'impresa libera rappresenta un rischio e allo stesso tempo una risorsa da acquisire a qualunque costo. Viene ucciso il 17 dicembre 1992 dopo aver rivelato alla magistratura nome e cognome dei mandanti e degli uccisori del figlio Paolo (ucciso il 21 aprile 1992, anch'egli imprenditore, ed omonimo del giudice Paolo Borsellino pure ucciso nel 1992). Ricostruisce anche agli inquirenti gli intrecci tra mafia, affari e politica dell'hinterland lucchese di quel periodo. |
| Alfio Zappalà | 18-12-1980 | Guardia giurata, presta servizio presso la banca Cariplo di Zinasco. Durante una rapina reagisce al tentativo di disarmo e nella colluttazione che ne segue parte un colpo mortale. La sua uccisione, in sede giudiziaria, viene attribuita a militanti fuoriusciti dai Comitati Comunisti Rivoluzionari. |
| Giuseppe Montalto | 23-12-1995 | Agente di di polizia penitenziaria del carcere dell’Ucciardone (Palermo) venne ucciso nelle campagne di Trapani il 23 dicembre 1995. Il 14 marzo 2002 sono state confermate dalla Cassazione le condanne per i mafiosi, mandanti e esecutori dell’uccisione. |
| Vittime della strage del rapido 904 | 23-12-1984 | L'attentato venne compiuto domenica 23 dicembre 1984, nel fine settimana precedente le feste natalizie. Il treno era pieno di viaggiatori che ritornavano a casa o andavano in visita a parenti per le festività. Il treno intorno alle 19.08 fu colpito da un'esplosione violentissima mentre percorreva la direttissima in direzione nord, a circa 8 chilometri all'interno del tunnel della Grande Galleria dell'Appennino (18 km), in località Vernio, dove la ferrovia procedeva diritta e dove il treno superava i 150 km/h. La detonazione fu causata da una carica di esplosivo radiocomandata, posta su una griglia portabagagli nel corridoio di una carrozza a centro convoglio: l'ordigno era stato posto sul treno a Firenze Santa Maria Novella. Al contrario del caso dell'Italicus, questa volta gli attentatori attesero che il veicolo penetrasse nel tunnel, per massimizzare l'effetto della detonazione: lo scoppio, avvenuto a quasi metà della galleria, provocò un violento spostamento d'aria che frantumò tutti i finestrini e le porte. L'esplosione causò 15 morti e 267 feriti. In seguito, i morti sarebbero saliti a 17 per le conseguenze dei traumi. Questo attentato è di fatto l'ultima azione sanguinaria del periodo dell'eversione nera, ma per le modalità organizzative ed esecutive, e per i personaggi coinvolti, è stato indicato dalla Commissione Parlamentare sul Terrorismo come il punto di collegamento tra gli anni di piombo e l'epoca della guerra di Mafia dei primi anni novanta del XX secolo. |
| Alberghina Filippo polizia di Stato Bologna | 24-12-1984 | |
| Vittime della strage di Fiumicino | 27-12-1985 | La strage di Fiumicino è il frutto di un duplice attentato terroristico palestinese che il 27 dicembre 1985 ha colpito simultaneamente l'aeroporto di Roma-Fiumicino e l'aeroporto di Vienna, uccidendo un totale di 20 persone (13 nell'aeroporto italiano e 7 in quello austriaco). I feriti sono stati oltre 100. I due attacchi sono iniziati con una differenza di pochi minuti l'uno dall'altro alle 8:15 circa. L'azione terroristica è stata perpetrata da uomini armati che hanno aperto il fuoco sui passeggeri in coda per il check-in dei bagagli presso gli sportelli della compagnia aerea nazionale israeliana El Al e della americana TWA, scegliendo le vittime in modo indiscriminato. I terroristi che hanno partecipato alla strage di Fiumicino erano in totale sei: tre di essi sono stati uccisi dalle guardie di sicurezza dell'aeroporto nel corso dell'azione; due sono stati catturati vivi; uno è riuscito a fuggire. L'attacco all'aeroporto di Vienna ha coinvolto altri tre terroristi, fuggiti in automobile: uno di loro è stato ucciso durante l'inseguimento, gli altri due sono stati alla fine catturati. La regia del duplice attentato è stata attribita al militante e leader politico palestinese Abu Nidal. Secondo quanto riferisce l'ammiraglio Fulvio Martini (all'epoca direttore del SISMI) nella sua autobiografia Nome in codice: Ulisse (1999, Rizzoli), i servizi italiani erano stati avvertiti fin dal 10 dicembre della possibilità di un attentato e poi, grazie alle informazioni ricevute dai servizi di un paese arabo amico, il 19 dicembre erano riusciti a restringere il periodo temporale tra il 25 e il 31 dicembre e ad individuare il bersaglio nell'aeroporto di Fiumicino. Stando a quanto afferma l'ammiraglio, sia le forze di polizia italiane che i servizi alleati furono avvertiti (gli stessi israeliani dopo questo avvertimento fecero appostare diversi tiratori scelti in difesa della postazione della compagnia El Al, che poi furono tra i primi ad aprire il fuoco sugli attentatori); tuttavia, sempre secondo Martini, qualcosa non funzionò nella gestione delle forze dell'ordine italiane e nonostante le informazioni ottenute con più di una settimana di anticipo l'azione dei terroristi non venne fermata in tempo. |
| Enrico Riziero Galvaligi | 31-12-1980 | Durante la Seconda guerra mondiale combatté in Grecia, dove in maniera eroica salvò la vita ad un comandante dei Carabinieri. Dopo l'8 settembre 1943 decise di non aderire alla Repubblica Sociale e fu quindi arrestato dai tedeschi e trasferito nel carcere di Trieste. Per sua fortuna riuscì a sfuggire dalla prigione pochi giorni prima della deportazione in Germania, ritornò quindi nella zona delle Prealpi Varesine, dove iniziò ad operare come partigiano. A Brinzio Enrico conobbe la moglie Federica, di origini bolognesi, sfollata dall'Emilia con i suoi familiari. Durante tutto l'arco della sua vita il generale ebbe un rapporto speciale con Brinzio: nella sua casa situata in mezzo al paese Enrico passava i momenti di riposo dal lavoro. Tutti i brinziesi che hanno avuto la fortuna di incontrarlo ne conservano un buon ricordo. Egli instaurò un buon rapporto anche con Don Serafino Faletti che disse di lui: «Per noi era una figura gigantesca, un esempio di vita. Gli volevamo bene, e non tanto perché fosse un personaggio importante, ma in ricordo di tutta la sua vita, a partire da quando, giovanissimo partigiano, si adoperava in tutti i modi per proteggere la sua gente dagli orrori della guerra civile». Alla fine della guerra Galvaligi fu insignito di numerose decorazioni per il valore dimostrato. Nel 1949 egli conobbe a Roma Carlo Alberto Dalla Chiesa, del quale diventò buon amico; fu poi vittima della mafia all'inizio degli anni ottanta. Durante gli anni cinquanta, sessanta e settanta Galvaligi operò a Roma, a Palermo e a Torino e poi di nuovo a Roma, collaborando spesso con Dalla Chiesa e crescendo continuamente di grado: capitano, maggiore, tenente-colonnello, colonnello e generale furono le sue cariche. Dalla Chiesa lo nominò infine responsabile del Coordinamento dei Servizi di sicurezza per gli istituti di prevenzione e pena, il rischioso incarico che lo condusse alla morte. Questa mansione consisteva infatti nell'assicurare la sorveglianza delle carceri di massima sicurezza dove erano detenuti i più pericolosi terroristi d'Italia, tra cui i penitenziari di Trani, Fossombrone, l'Asinara, Nuoro e Cuneo. Nel dicembre del 1980 Galvaligi si occupò di dirigere da Roma un'operazione delicata: in seguito a una rivolta scoppiata nel carcere di Trani per mano di alcuni esponenti dell'eversione armata egli ordinò ai GIS, un reparto speciale dei Carabinieri, di stroncare la sommossa con un blitz senza spargimento di sangue. I terroristi decisero quindi di vendicare quella sconfitta e di attaccare l'importanza simbolica dell'incarico che Galvaligi ricopriva. Pochi giorni dopo, esattamente il 31 dicembre 1980, Galvaligi fu ucciso nel suo palazzo a Roma da due terroristi delle Brigate Rosse, Remo Pancelli e Pietro Vanzi. Riposa nel piccolo cimitero di Brinzio (VA). |